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Mer, 12 Mar 2008 11:12:00

Hellas, io speriamo che me la cavo


Prosegue, tra scelte tecniche pericolosamente ondivaghe, la difficile stagione del Verona. Ora tocca a Pellegrini salvare capra e cavoli. Intanto arriva Nardino Previdi. Il cui ruolo, a livello ufficiale, non risulta definito in modo chiaro e preciso.

Lo stadio Bentegodi


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L‘Hellas targato Arvedi continua a procedere in modo paurosamente ondivago, almeno sotto il profilo della gestione tecnica. Si alternano, in un’altalena continua che somiglia ormai a un otto volante, allenatori e direttori sportivi. Questo mentre i risultati sul campo, che definire mediocri è buonista, sono sotto gli occhi di tutti. E, segnatamente, dei diecimila tifosi del Bentegodi. I loro cuori gialloblu sono ormai da lungo tempo in fase di aritmia.

 

In panchina siamo al quarto allenatore in una stagione. Dopo la fugace era Colomba è toccato a Pellegrini, quindi a Sarri e poi di nuovo al buon Pellegrini. Gli esiti di questa girandola sono stati nefasti sotto il profilo dei risultati, visto che il Verona staziona stabilmente in ultima posizione con appena diciotto punti.

 

Disastrosa, a dir poco, la gestione di Colomba e Sarri. Insieme hanno raccolto la miseria di tre punti e non sono riusciti a vincere una partita che è una. Di più. Hanno trasformato il glorioso impianto veronese in una terra di conquista per le squadre ospiti, senza alcuna distinzione di rango.

 

Molto migliore il ruolino di marcia di Pellegrini. Dei diciotto punti che ha messo nel carniere l’Hellas, ben quindici sono merito del prode Davide. Le sole tre vittorie inanellate, in una stagione tutta da dimenticare per il club scaligero, portano infatti la sua firma. Domenica scorsa, dopo aver preso tra le mani una squadra ormai a pezzi reduce da cinque drammatiche sconfitte consecutive, ha saputo battere un Foggia forte di una striscia di cinque vittorie di fila. Almeno su di lui si deve ammettere che Arvedi ha avuto le sue buone ragioni.

 

Anche nella stanza dei bottoni siamo al quarto direttore sportivo in sei mesi. Si era cominciato con Cannella, autore della prodigiosa boutade secondo cui l’Hellas sarebbe stato la Juventus della serie C1. Poi era toccato a Prisciantelli, proveniente dal settore giovanile come il tecnico Pellegrini. Quindi era arrivato, tra il grande entusiasmo del contesto, Giovanni Galli. Lo sfortunato ticket con Sarri avrebbe dovuto dare il via a una sorta di rivoluzione copernicana in casa Verona. Si è, viceversa, risolto in un flop di proporzioni inusitate.

 

Infine ecco l’arrivo di Nardino Previdi, stagionato uomo di calcio già presente da queste parti alcuni lustri or sono all’epoca della presidenza Mazzi. E’ stato lo stesso conte Arvedi a darne notizia, informando che il  nuovo entrato lavorerà come consulente tecnico e che si avvarrà della collaborazione di Prisciantelli (altro cavallo di ritorno).

 

A parte qualche ragionevole dubbio sulla necessità di una consulenza tecnica quando mancano solo otto giornate alla fine del torneo (oltre alle possibili due dei play out), il ruolo di Previdi rimane abbastanza oscuro. Da quanto si legge nelle cronache che arrivano da Verona, parrebbe che Arvedi gli abbia dato carta bianca per far scattare una scintilla positiva in un ambiente depresso. Un po’ poco, vista la carenza di dati a livello ufficiale, per capire la posizione affidata a un uomo come Previdi. Sicuramente bravo nel suo settore, e però assai datato. Oltre che sprovvisto di ogni conoscenza specifica del campionato in cui è stato improvvisamente paracadutato.

 

Staremo a vedere se questo ennesimo rovesciamento sotto il profilo tecnico saprà dare i risultati sperati. Deve essere chiaro a tutti che in campo ci vanno i giocatori e che li guida in panchina l’allenatore, il quale deve avere le qualità necessarie per tirar fuori il meglio possibile da chi ha scelto per indossare la maglia.

 

Sotto questo aspetto Pellegrini ha dimostrato di saper giocare bene le sue carte. Se è vero, come è vero, che ha relegato in tribuna gli eterni irrisolti Morante e Da Silva. E ha puntato su un elemento come Bellavista che a Foggia non era stato schierato, almeno questa è stata la spiegazione ufficiale, perché sprovvisto di un valido documento di identità.

 

Il fatto è che le condotte ondivaghe non sono mai paganti, nella vita come nel calcio. L’unica speranza per i diecimila cuori gialloblu del Bentegodi è che alla fine le maglie riescano in un modo o nell’altro a salvarsi dal baratro della C2.

 

Insomma, siamo all’io speriamo che me la cavo. In attesa che anche le questioni societarie, che pesano e non poco, trovino uno sbocco favorevole. Come andrà a finire? Lo scopriremo solo vivendo.   

Sergio Mutolo - www.calciopress.net


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