L’anno scorso, in serie C1, dominò il fattore Arena. Vale a dire la “bolgia” domenicale su cui il Pisa ha potuto contare in tutte le gare interne della lunga cavalcata che lo ha portato a conquistare, dopo alcuni lustri, la sospirata promozione in serie B.
Quest’anno il Bentegodi non ha sicuramente funzionato allo stesso modo, per l‘Hellas Verona. Nonostante il fantastico apporto di una tifoseria impagabile per la sua passione, che ha sottoscritto la bellezza di 10mila abbonamenti per seguire le maglie gialloblu precipitate in C1, la squadra naviga ancora in ultima posizione.
Hanno pesato situazioni societarie che non potrebbero essere più diverse. All’Hellas è mancato, oltre a un presidente all’altezza, anche un allenatore come Piero Braglia che della “bolgia” che accompagnava le partite interne dei nerazzurri toscani è stato per mesi il fulcro. Grazie a una gestione sapiente dello spogliatoio che è, viceversa, del tutto mancata in casa scaligera.
Adesso che i nodi stanno venendo al pettine, e mancano solo quattro giornate alla fine del campionato, ecco che il Bentegodi potrebbe fare la differenza. Intanto, per conquistare play out che non sono affatto garantiti. Anzi, dovranno forse passare per la gara-spareggio con la Paganese da giocarsi per sovrappiù in campo avverso. Poi per conquistare agli spareggi una salvezza che, allo stato attuale, vale molto per l’Hellas in proiezione futura. Più di quanto chiunque possa immaginare.
Già domenica, nella decisiva partita con il Lecco, ci si aspetta un Bentegodi come sempre all'altezza. Nell’incontro perso con il Padova erano quasi 15mila i tifosi gialloblu a colorare le tribune del glorioso impianto veronese. In quella circostanza non è andata come sarebbe dovuta andare, ma vale davvero la pena di riprovarci. Perchè l’obiettivo da centrare è fondamentale (vitale) per chi si porta queste maglie, anno dopo anno, nella mente e nel cuore.
Se dunque l’anno scorso siamo stati così intrigati dal “fattore Arena”, quest’anno ci ha catturato la bella storia dei tifosi gialloblu che al Bentegodi non hanno mai smesso un minuto di sostenere le maglie. Lo hanno fatto contro tutto e contro tutti. Per amore, solo per amore.
Per questa e per altre ragioni la bella storia che i tifosi scaligeri hanno saputo scrivere al Binti domenica dopo domenica, merita (meriterà) di essere comunque ricordata. Con un infinito grazie da parte di chi, come noi, riesce ancora a credere che questo calcio tanto martoriato potrà rinascere un giorno dalle sue ceneri.
Sergio Mutolo - www.calciopress.net