L’Hellas Verona ha concluso la sua stagione nel campionato di serie C1 all’insegna del thrilling. Una salvezza guadagnata all’ultimo minuto dei playout, che ha messo fortemente a rischio le coronarie dei suoi tanti e impagabili tifosi. Una salvezza timbrata Davide Pellegrini, senza se e senza ma, dopo il clamoroso fallimento di Colomba prima e Sarri poi. Un allenatore vincente quanto schivo, in assoluta controtendenza rispetto alla mediocre fauna che spesso popola l’ambiente del calcio italiano. Ma questa è un’altra storia.
L’alta tensione, che aveva accompagnato fin dal suo discutibile esordio il desolante torneo del club scaligero precipitato in una categoria che doveva essere interpretata in modo assai diverso, è cominciata già nell’ultima e decisiva giornata del campionato.
Ovvero quando l’Hellas, che stava pareggiando con il Manfredonia al Miramare la gara che significava l’accesso ai playout, subiva quasi in chiusura la rete che regalava la vittoria ai locali. Grazie a questo gol (casuale o voluto?) la squadra gialloblu evitava negli spareggi per la retrocessione il pericoloso confronto con la Paganese (che se la sarebbe vista con il Lecco, poi finito in C2). Per giocarsi le residue speranze di evitare il doppio ribaltone in quarta serie con la Pro Patria. Vale a dire con una formazione che si trova, logisticamente, a un tiro di schioppo da Verona rispetto alla lontana Pagani.
La doppia sfida con i tigrotti di Busto Arsizio si è svolta all’insegna del rischio-infarto per i prodi sostenitori gialloblu. Forse per questa ragione la gioia è stata incontenibile. Quasi si fosse raggiunto chissà quale traguardo. Come è giusto che sia quando si parla, come in questo caso, di amore genuino per le maglie.
Nella gara di andata, davanti a una folla davvero inusuale per una gara di playout (i 15mila del Bentegodi lasceranno un segno indelebile nella storia della terza serie e non solo…), risolveva a sorpresa Daniele Morante. Una specie di oggetto misterioso, arrivato a Verona con la fama di bomber e finito con un misero zero nella casella dei gol segnati in trentaquattro partite di campionato. La rete arrivava al 49’ del secondo tempo, un attimo prima del fischio finale. La propiziava l’uzbeko Zeytulaev, un altro coniglio tirato fuori dal miracoloso cilindro di Pellegrini, che metteva in area la palla giusta per la testa dell’ex cannoniere romano. L’esplosione del Bentegodi resterà nella memoria dei presenti e di quanti hanno avuto modo di vedere i riflessi filmati della partita.
La partita di ritorno si giocava in uno Speroni per tre quarti colorato di gialloblu. Merito dei tifosi scaligeri che aggiravano con nonchalance tutti i divieti della Lega di serie C, diretta in modo così sciatto da Mario Macalli, e si accaparravano la quasi totalità dei tagliandi in vendita. Quando le lancette dell’orologio stavano per completare il novantesimo minuto, e mentre i tifosi dell’Hellas vedevano già in fondo al tunnel l’incubo della C2, ci pensava ancora Zeytulaev a togliere le castagne dal fuoco con un diagonale che faceva secco il portiere bustocco Anania. Boato in campo e in piazza dei Signori, dove era stato allestito un maxischermo appositamente per i tifosi del Verona. E pensare che, in contemporanea, il Chievo si riprendeva a Grosseto la serie A. Ovvio riflettere su qual è la vera squadra di calcio della città scaligera.
Una salvezza tanto sudata quanto meritata, in cui ha giocato un suo ruolo importante il fattore C. E però sappiamo che la fortuna aiuta gli audaci. In questo caso il prode Davide Pellegrini, che ha saputo regalare alla sua città di adozione una permanenza in terza serie che vale oro per come si erano messe le cose. Ma, soprattutto, i fantastici “butei” dell’Hellas. Tifosi encomiabili, che la maglia gialloblu se la portano davvero nella mente e nel cuore.
Sergio Mutolo – www.calciopress.net