Non sono certo contenti di come sta andando il campionato, i tifosi dell’Hellas. Come dargli torto? Dopo una stagione di lacrime e sangue, si aspettavano qualcosa di più. La rivoluzione estiva, accolta con un certo scetticismo in quanto opera di una dirigenza contestata (il presidente Arvedi non gode dei favori della piazza), era stata tuttavia presa per buona anche perché a farla era stato un uomo di calcio (stagionato) come Previdi. Al quale alcuni meriti vanno comunque riconosciuti, per la salvezza ottenuta ai playout da una squadra partita per fare molto di più e di meglio.
Il fatto è che non tutte le rivoluzioni riescono col buco. Eppure i primi passi del gruppo di giovani messo a disposizione del nuovo tecnico Remondina avevano aperto la mente e il cuore alla speranza. Ma, dopo un inizio scoppiettante e contrassegnato da un gioco piacevole, la squadra si è come persa per strada. Ora galleggia a centroclassifica, con nove punti in otto partite. La distanza dalla capolista, una Pro Patria in fase calante, è di nove punti. Le lunghezze di vantaggio sulla cenerentola del girone, il Portogruaro, sono appena tre.
Non sono certo contenti di come è pilotata la squadra sotto il profilo tecnico, i tifosi dell’Hellas. E anche qui un po’ di ragione ce l’hanno. Remondina, per non venir meno al modulo tattico che predilige (il 4-3-3), fa ruotare un po’ troppo i giocatori. E così ne snatura ruolo e prerogative. Tutto questo genera confusione nello spogliatoio. Anche perché, dopo otto giornate di campionato, una formazione titolare non si è ancora ben delineata.
Il fatto è che i giovani (e non) hanno bisogno di una guida carismatica e non possono essere tenuti troppo sulla corda. Fin qui, il tecnico scelto da Previdi non è stato determinante sotto questo aspetto. Per ottenere il massimo da una rosa completamente riassemblata, bisogna avere le idee chiare. Soprattutto, occorre saperle inculcare nella testa e nei piedi dei propri giocatori. Specie quando molti di questi non sono abituati a palcoscenici come il Bentegodi, dove continua a circolare un pubblico numericamente da categoria superiore.
Non sono certo contenti di affrontare un’altra stagione mediocre, i tifosi dell’Hellas. E qui hanno tutte le ragioni del mondo. Quando non si lascia mai sola la squadra, come hanno fatto i sostenitori scaligeri in tanti momenti bui, si avrà pure il diritto-dovere di pretendere il meglio per se stessi. E desiderare, almeno, che il campo sappia trasmettere un po’ di adrenalina a chi ce ne mette tanta, dopo aver consegnato il suo cuore alle maglie.
Il fatto è che soffrono terribilmente la situazione in cui si sono venuti a trovare. Provano una grande (giustificabile) rabbia dentro. Quella che nasce dal considerarsi tifosi della “vera” squadra di calcio della città di Verona e di trovarsi, nel contempo, drammaticamente sbattuti in terza serie. Tutto ciò li costringe a guardare, dal basso, un Chievo che naviga le acque della serie A. Non c’è invidia né rancore. C’è solo la voglia di trovare qualcuno che sappia di nuovo riportare la nave scaligera nel porto che le compete. E sappia ridare ai tifosi dell’Hellas il calcio a colori che si sono saputi meritare.
Sergio Mutolo - www.calciopress.net