Letto il calendario, a Pescara, ci si rabbuia perché le prime gare previste sono di grossa difficoltà e le partite interne dovranno essere giocate su un campo diverso da quello dell’Adriatico, è quasi certo che si andrà a Vasto. Ottanta chilometri di passione, dicono i tifosi. Ottanta chilometri che toglieranno parte del sostegno degli sportivi alla squadra che avrebbe, invece, bisogno, proprio per il valore degli avversari, del massimo apporto di tifo possibile.
Si ricomincia, ma i problemi sono sempre gli stessi: campo non pronto; campagna acquisti non completa; società ancora presa dalla voglia di cedere tutto, o parte delle quote. Per quanto riguarda lo stadio si preme sui lavori ma si pensa di non poter contare sulla sua completa disponibilità prima di un mese dall’inizio del torneo.
Per quanto attiene alla campagna acquisti, Galderisi aspetta che arrivi la buona notizia, che sollecita con educazione, ma con fermezza, da qualche tempo. Per quanto concerne la cessione delle quote societarie, si è scritto e parlato a iosa per tutta l’estate e i tifosi ne hanno le tasche piene. E’ certo che i Soglia gradirebbero avere dei partner locali, ma questi si sono prima o poi defilati di gran carriera guadagnandosi solo titoli gratuiti sui giornali di varia caratura. I discorsi sono sempre aperti ma la sostanza è nulla e ci pare di capire che il Pescara è come quella classica ragazza di buona famiglia che tutti vogliono ma nessuno piglia.
La piccola storia del Pescara, comunque, racchiude tutti gli ingredienti della storia del calcio nazionale: pochi soldi, molte chiacchiere, dirigenti di scarsa levatura professionale ed economica, banche che comandano e spostano le pedine con una filosofia lontana dal calcio stesso. Presenze ingombranti di avventurieri che cercano di raschiare la botte del calcio o, attraverso di esso, crearsi i presupposti per altri affari. Insomma, il calcio di oggi esprime tutte le manchevolezze di una società che va perdendo la sua connotazione più signorile e mette in mostra gli aspetti più mercantili che sono allo zenit rispetto alle realtà di qualche decennio fa in cui c’erano dei mecenati che facevano calcio per “ripagare” in qualche modo la città in cui si erano arricchiti.
Si ricomincia, quindi, con gli stessi problemi sulle spalle e con un futuro ancor più grigio del campionato appena vissuto. Ma, per i calciofili, va bene tutto, purché la squadra del cuore vada, in qualche modo, avanti, e gli avversari siano superati anche se con un colpo irregolare. Ci si lamenta di tutto ma, al momento del fischio d’inizio, i tremila che rappresentano lo zoccolo duro della tifoseria, a Pescara, saranno presenti a tifare biancazzurro e a “smadonnare” su arbitri, avversari e imprenditori che non vogliono cacciare fuori i soldi.
Gianni Lussoso – www.calciopress.net