Guardiamoci negli occhi e diciamocelo. Questi non sono tempi per fare poesia. Non lo sono perché il Paese, anzi il Mondo, è in piena crisi economica, la gente fa fatica ad arrivare a fine mese e purtroppo questa frase non è il ripetersi infinito di un ritornello, ma si concretizza in storie di vita vera, vissuta.
Parlare di calcio diventa difficile, perché lo sport è spettacolo, sfogo, ma non ragione di esistenza. Perché si sa che la categoria dei calciatori è privilegiata e spesso capricciosa e questo incide nella crisi della società, finendo con il ripercuotersi sugli spalti semi-vuoti degli stadi.
Anche la categoria dei tifosi però a capricci non è da meno. Portano nella gloria i loro beniamini, ma spesso rifiutano di entrare nella loro testa e nel loro cuore a causa dei lauti stipendi: li contestano se sono in crisi, li chiamano mercenari se si sentono traditi.
Il termine mercenario è evidentemente abusato, perché il lavoro nobilita l’uomo, ma il guadagno ne è la virtù principe, qualsiasi esso sia e non basta la passione, valga questo per il giardiniere, il barista, il manager e… lo sportivo appunto.
Crotone però, da tanti anni, è un’isola felice del calcio. Gli atleti hanno da sempre fatto fatica a sceglierla come squadra di appartenenza, ma poi hanno, con la stessa foga, sempre fatto fatica a lasciarla.
A Crotone il leader della squadra è un crotonese purosangue e si chiama Antonio Galardo. A Crotone non ci sono diatribe fra “polentoni e terroni”, il capitano della squadra è un milanese doc, come quelli dei film di Renato Pozzetto, si chiama Francesco Rossi.
Domenica la squadra Pitagorica ha compiuto una nuova impresa, espugnando con una rete di Russo all’88’ minuto, uno degli stadi più difficili d’Italia, lo Iacovone di Taranto. Ed ha vinto dopo una settimana difficilissima, in piena crisi economica per la società Crotone Calcio, ma il gruppo con a capo Francesco Moriero, un grande motivatore che sta crescendo giorno dopo giorno anche come allenatore, sta tenendo duro, sta reggendo l’impatto con un campionato difficile e per ora è li in cima alla classifica, senza ripensamenti, senza guardare agli stipendi se arrivano o no, anteponendo l’amore per il calcio a tutto, ed onorando la città in cui vive momentaneamente.
Certo la vita di questo campionato è lunga e solo il tempo potrà dirci chi scriverà la parola fine su questa ripida, ma magica avventura. Certo il Crotone non ha vinto niente, ma concorre per il sogno nonostante tutti problemi e le difficoltà.
E fa specie vedere quegli spalti semi-vuoti proprio a Crotone, proprio ora che questi ragazzi hanno bisogno di sostegno. Questa volta sono quei tifosi, che da tempo immemore hanno abbandonato la loro vera passione condita dai colori RossoBlù, a fare i capricci.
Questa volta sono i loro calciatori che dovrebbero scrivere sulla maglietta: “siete uomini o mercenari?!”.
L’appello è nudo e crudo, l’invito è stato lanciato da Taranto, domenica 2 Novembre 2008.
L’appello è: “Tornate allo Stadio, non vi deluderemo”.
Vedremo se contro il Lanciano ci sarà il tanto auspicato ritorno alla “casa madre”. Vedremo se chi di dovere, dopo l’allarme lanciato dal Presidente Gualtieri, aiuterà come merita il simbolo più positivo nella storia recente di una delle nuove province calabresi: Il Crotone Calcio. Sogno e magia, dolce croce ed immensa delizia di una piccola cittadina immersa nel magico Mar Ionio, figlia della Μεγάλη Ἑλλάς, la famosa Magna Graecia, madre nella storia, di atleti immensi.
Andrea De Marco – www.calciopress.net