(CALCIOPRESS) Benevento - Dopo la partita con il Gallipoli, stravinta per tre reti a zero, a Benevento già si parla di “effetto Soda” o, più precisamente, di “Soda Mania”. L’allenatore calabrese, pur non avendo la bacchetta magica, ha portato nuova linfa all’ intero ambiente Sannita, ma in particolar modo alla squadra.
Il Benevento calcio di Papagni era la stessa squadra a livello di organico, ed anche a livello di risultati non era andato particolarmente male, anzi…Il problema era costituito dal fatto che la squadra risultava essere amorfa, poco trascinante e non in linea con i programmi societari. I programmi della proprietà, infatti , sono quelli di provare a vincere il campionato, senza mezzi termini e possibilmente senza passare per la lotteria dei playoff, da tempo indigesta alla piazza beneventana.
Con mister Soda, si vuole tentare di realizzare proprio quest’ obiettivo. Si è scelto un allenatore che già ha vinto un campionato di C1, un allenatore giovane e motivato ma soprattutto grintoso. Questa determinazione va poi trasmessa alla squadra che è dotata già di un tasso tecnico elevato e alla quale mancavano, probabilmente, le giuste motivazioni. La partenza non poteva essere migliore. Tre a zero al Gallipoli ottenuto in maniera straripante, annichilendo il quotato avversario. Le persone si sono accorte di questa “virata” a livello comportamentale, e seguono con entusiasmo e partecipazione anche gli allenamenti giornalieri del nuovo tecnico.
Le responsabilità di cui un allenatore si fa carico durante la gestione di una squadra sono molteplici. Sarà suo compito sviluppare un senso di appartenenza, utilizzando il “noi” per far si che gli atleti si sentano una forza unica con lui, inoltre sta cercando di definire i ruoli e i compiti del singolo; è fondamentale infatti che ogni giocatore sappia come, e per grosse linee quanto sarà impiegato. È importante fargli avere una precisa identità tecnica all’interno della squadra che lo motivino all’allenamento e lo facciano identificare nel suo ruolo.
Un altro aspetto fondamentale che sta cambiando è la comunicazione. Comunicare bene significa insegnare meglio, che determina un maggior apprendimento, e migliorare la relazione, sia a livello individuale sia di gruppo; entrambi gli aspetti favoriscono una migliore prestazione. Il Mister Soda, avendo lasciato il mondo del calcio giocato, probabilmente riesce a penetrare con migliori risultati nelle menti dei calciatori, inculcando loro la convinzione e la fiducia nei propri mezzi.
La squadra rispecchia sempre il carattere e il tipo di persona che è l’allenatore. Il giocatore è frutto del modello dell’istruttore allenatore. Il vero insegnamento deve essere fatto di idee chiare, spiegazioni semplici, dopo è importante la dimostrazione del gesto, osservare e capire dove ci sono problemi, provare a risolverli; invece di demonizzare gli eventuali errori analizzarli e prima di proporre nuove soluzioni trovarle con i giocatori, questo stimola la curiosità e porta più risultati, e poi ripetere anche all’infinito, fino a quando ce n’è bisogno.
La voce dell’insegnante nella conduzione dell’allenamento è una cosa importante, deve avere autorità senza essere autoritaria. L’allenatore deve continuare a stimolare le funzioni cognitive facendo domande, conducendo alla scelta più giusta rispetto alle situazioni specifiche. Ecco cosa sta facendo Mister Soda. Sta cercando di amalgamarsi al gruppo, pur imponendo la propria leadership. Ed i risultati, per ora, sono davvero incoraggianti.
Giuseppe Carcea – www.calciopress.net