Stagione 2003-2004, campionato di C1, girone B. Piero Braglia siede sulla panchina del Catanzaro. La storia del club giallorosso si è assai appannata dopo i gloriosi fasti della serie A, al tempo di Palanca. Solo nel 2003, dopo una vita trascorsa a sfangare su campi della C2 e nell’imminenza dell’inizio dei campionati, uno dei tanti tsunami che periodicamente travolgono l’arcipelago del calcio italiano regala ai calabresi (finalisti ai playoff di C2 nel torneo 2002-2003) la promozione a tavolino in serie C1. Inizia così un’avventura che si concluderà in modo splendido.
La stagione ha un avvio opaco, anche perché la squadra non è stata preparata per disputare la C1. Il torneo, nella prima metà e oltre, è dominato da una sorprendente Viterbese capolista solitaria per quindici turni di fila. A metà campionato il Catanzaro naviga in quinta posizione. Il sogno della promozione in cadetteria sembra evaporare.
La risalita è lenta, ma costante. Le aquile giallorosse cominciano a volare. Raggiungono la vetta della classifica, scalzando Viterbese e Crotone. A cinque partite dal termine, ecco però che la squadra di Braglia perde la testa e scivola in seconda posizione. A tre giornate dalla fine arriva anche la sconfitta sul terreno del Martina per 0-2. Il club giallorosso sembra ormai rassegnato a disputare i play off.
Poi, il miracolo. Nelle due gare successive il Catanzaro, approfittando del cedimento delle contendenti, riesce a riagguantare la testa della graduatoria grazie al successo ottenuto con il Teramo. Manca solo una partita, quella di Chieti. L’ultimo diaframma da abbattere per acciuffare il sogno.
La mobilitazione è generale. Coinvolge migliaia e migliaia di catanzaresi sparsi per tutta Italia. Il venerdì antecedente la partita con i teatini la Lega di serie C deve prendere atto che lo stadio di Chieti non potrà contenere la folla oceanica preannunciata al seguito del Catanzaro. Si decide così di far disputare la partita sul campo neutro di Ascoli.
E’ il 16 Maggio 2004. Ad accompagnare il Catanzaro nella sua risalita in B ci sono oltre 20mila tifosi in preda all’entusiasmo. La gente arriva ad Ascoli da ogni parte d'Italia. Ancora oggi si ricorda la lunghissima colonna di autobus delle Ferrovie della Calabria, partita dal capoluogo calabrese con direzione Marche. L’autostrada è colorata di giallorosso. E’ una città intera che si mobilita. Vuole catturare la stella vanamente inseguita per quattordici lunghi anni. Quel giorno, per il sito ufficiale della “nostra” Viterbese, scrivemmo un editoriale dal titolo “La parola amore esiste”.
La tensione è a mille. Il capitano Fabrizio Ferrigno (che a Catanzaro chiamano il sindaco) è un pò nervoso. Mister Braglia, vecchio lupo di mare della categoria, cerca di tenere tutti tranquilli. Ma anche lui è teso, provato da un campionato lungo quanto tormentato.
Quando le due squadre fanno il loro ingresso in campo lo stadio è strapieno. Ha un colore solo, quello giallorosso. La curva teatina resterà infatti vuota, in segno di protesta per la decisione della Lega di Firenze.
E’ il Chieti a segnare per primo. Al 28’ La Canna porta in vantaggio i neroverdi. Un minuto dopo il brasiliano Toledo pareggia i conti. La partita è nervosa e dura. La pioggia comincia a cadere copiosa sul campo di Ascoli. Non cesserà fino al novantesimo. Al 31’ il bomber Corona riceve palla da Ferrigno e realizza la rete del 2-1. E’ il gol che regala la B. La festa finale, ad Ascoli come a Catanzaro, sarà epica.
Quella squadra era guidata in panchina da Piero Braglia, che nessuno a Catanzaro ha dimenticato. Il tecnico grossetano fu l’anima dei giallorossi, per tutto il corso del capionato. Non ebbe mai un attimo di cedimento, neppure nei momenti più bui. Il ricordo di quella stagione, e della indimenticabile domenica di Ascoli, non può non essere rimasto impresso nel cuore di quest’uomo. Che, in molti, ritengono impermeabile alle emozioni.
Sergio Mutolo - www.calciopress.net