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Mar, 29 Lug 2008 22:42:00

Lega Pro, Macalli a Calciopress


Giornata di festa a Firenze. Si inaugura la nuova sede della Lega Pro (bellissima). Gli ospiti d'onore sono molti. Da Platini a Matarrese, da Abete ad Albertini. Molti i presidenti e rappresentanti dei club di Lega Pro. Da inguaribili innamorati di questa categoria abbiamo intercettato il presidente Mario Macalli, al quale abbiamo posto alcune domande sul momento che sta attraversando la categoria.

L'ingresso della nuova sede della Lega Pro


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Presidente, ha voluto inserire questa nuova norma per valorizzare i giovani. Qualcosa si è fatto e altro si farà. In tal senso nella prossima stagione ci saranno altre innovazioni in questa direzione?
Credo che quest’anno non abbiamo fatto un granché, perché ci stanno nella Prima Divisione diciotto over. Leggevo che Mourinho ha dichiarato di non voler più di 22 giocatori, più 3 portieri. In Lega Pro i tecnici hanno rose ben più ampie. Dalla prossima stagione la norma sarà ancor più pregnante. Credo che non si possa più fingere. Questo calcio sta andando a rotoli e la colpa è di tutti e di nessuno. La colpa è anche di chi gestisce. Questi hanno una brutta abitudine, che è quella di pagare. Il compito di un'istituzione è quella di farli pagare il meno possibile. E per far ciò bisogna attuare queste regole.

Presidente, sono spariti lo Spezia e la Lucchese. E' stata esclusa la Massese. Cosa si potrebbe fare per impedire che questo accada di nuovo?
Intanto chi fa calcio deve avere le possibilità di fare calcio, perché è una impresa a perdere. E non tutti hanno la possibilità di perdere. Di norma un imprenditore, negli anni che va male, cerca almeno di pareggiare i conti. E cercare, negli anni positivi, di mettere fieno in cascina, di investire, di far le cose guardando al futuro. E’ logico che qualcosa che non va bene c’è, infatti non è che sono le solite società che vanno per aria. Ci sarà una motivazione. Quindi queste città, che hanno raggiunto anche dei buoni livelli, probabilmente non sono in grado di esprimere una dirigenza all’altezza della situazione. Poi arrivano da fuori, gli mettono la sciarpa al collo e dopo due anni gliela vorrebbero stringere come nodo scorsoio, perché questi sono falliti. Questa è la situazione. Personalmente sono sempre dispiaciuto quando accadono queste situazioni. Quando si perde un figlio (squadra) è sempre una brutta cosa. E quindi per non perderli bisogna che le società facciano il passo lungo quanto la propria gamba. Se si hanno mille lire, è meglio spenderne novecento. I voli pindarici non servono a nessuno. Hanno fatto giocare per anni “elefantoni” mai visti. Tutta gente che li ha mandati in fallimento, senza vincere nulla. Probabilmente la ricetta che noi suggeriamo è qualcosa di diverso, che non credo che porti le società in pareggio.

Ne sono testimonianza le neopromosse Cittadella e Sassuolo. Buona programmazione e oculatezza.
Esatto. Hanno buona programmazione, una buona dirigenza, poca pressione. Invece qui non è così. Sa, non è che si è unti dal Signore e perché sei a Lucca (squadra presa ad esempio) devi andare in Serie B. A parte il fatto che se va a leggere le città non giocano in Serie B, ma tra la Seconda e la Prima Divisione. Perché le grandi città stanno in Prima Divisione e qualcuna in Seconda. La verità è che il calcio italiano va rifatto. Va fatta una Lega solo per la Serie A, poi due gironi per la Serie B e tre gironi da 18 squadre in Lega Pro. La Serie A però non è che va via così, senza pagare pegno. La massima divisione paga una tassa e mette sul tavolo dei soldi a livello federale, che uniti ad altri introiti e sponsorizzazioni, più diritti televisivi che a quel punto vendi, significa disporre delle finanze che porterebbero i presidenti a parlare di calcio giocato e di tattiche, dimenticando Irpef, Iva, Irap e quant’altro. Questa è una mia idea. Se poi c’è qualcuno che ha idee migliori, che spunti fuori.

Ultima cosa presidente. La questione Messina in C2. Lei si è dimesso?
Io mi sono dimesso per altre motivazioni, anche perché io non sono più un giovanotto. Non sono uno che può fare cento cose. Le cose cerco di farle bene, quel poco che riesco a farle. E poi non mi piace più perché secondo me non c’è più motivo di parlare di Lodo Petrucci. I tempi sono scaduti, è finita.

Grazie presidente

Grazie a voi.

Si ringrazia la Dottoressa Marinella Conigliaro, per la gentilezza e la disponibilità. 

Stefano Cordeschi e Sergio Mutolo – www.calciopress.net


Ascolta l'audio integrale dell'intervista:
 


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