In alcune interviste rilasciate nel corso della settimana, e riportate con la scarsa evidenza che da sempre i media dedicano alla terza serie nazionale, il presidente della Lega Pro di Firenze Mario Macalli ha affrontato una serie di temi scottanti. Cerchiamo di riassumere i punti cruciali delle sue esternazioni finora non smentite nella loro sostanza (salvo che per alcuni passaggi relativi al Benevento e ai suoi proprietari, i Vigorito) e, dunque, da ritenere attendibili. Anche perchè ci sembrano meritevoli della massima attenzione da parte degli addetti ai lavori e non solo.
I conti di molte società sono a rischio. Il futuro della categoria è denso di nuvoloni neri. Macalli ha tenuto a sottolineare che, se nella scorsa estate nove squadre sono uscite dal professionismo, già prima dell’inizio della prossima stagione il panorama sarà apocalittico. Anzi, ha precisato, sarà tre volte peggiore. Il che significa, se la matematica non è un’opinione, che almeno una trentina di club potrebbero non essere iscritti ai rispettivi campionati di Prima e Seconda Divisione.
Le prime avvisaglie sono già partite, come ben dimostrano le penalizzazioni inflitte nei giorni scorsi al Venezia e alla Juve Stabia (mentre il Pescara se l’è cavata per il rotto della cuffia). Visto che i ripescaggi non saranno più consentiti, come avrebbe garantito il presidente della Figc Abete, il prossimo anno la Lega Pro potrebbe subire un drastico taglio delle iscrizioni pari a circa un terzo. Passando così da 90 a 60 squadre. Nessuno sta facendo l’uccello del malaugurio. Si stanno semplicemente scandagliando le affermazioni rilasciate in tal senso dal presidente di Lega.
I contratti al nero sarebbero ormai, sempre secondo l’intervista al giornalista Michele Marchetti del Corriere dello Sport, un numero insostenibile (si parla di circa 300 casi venuti già alla luce). Il fatto è che le pene esisterebbero, insiste Macalli, ma nessuno sembra volerle applicare. Il fenomeno potrebbe essere arginato se si comminasse una squalifica di cinque anni a carico dei giocatori coinvolti e una penalizzazione di dieci punti per i club responsabili dell’illecito con retrocessione diretta nel campionato seguente. La cosa strana è che un’accusa tanto pesante, e circostanziata, sia caduta praticamente nel vuoto. A riprova che il sistema Italia è talmente stagnante, e non solo nel pianeta calcio, che nulla è davvero in grado di scuoterlo.
In merito alla valorizzazione dei giovani e al contingentamento delle rose, è calma piatta dopo le bufere di inizio stagione (con l’Aic di Sergio Campana pronta a fermare i campionati). Praticamente tutti i club si sono messi in regola. Nessuno ha deciso di seguire le vie traverse che pure sarebbero state consentite dalla normativa federale. Un segnale preciso che, quando le riforme si vogliono fare per davvero, non ci sono santi che tengono. Si fanno e basta. E si tira dritto per la propria strada.
E’ notizia di oggi che ci sarebbe stata una dura presa di posizione della Lega Pro sui divieti imposti ai tifosi per il derby Padova-Venezia, all’indomani della delibera del Casms che ha posto severe limitazioni di accesso per il pubblico alla gara che si giocherà lunedì 13 alle 20,45. Macalli ha chiesto un incontro al Viminale con il Ministro Maroni (sarà presente anche il suo vice Salvatore Lombardo), dicendo che non è più possibile andare avanti così. C’è di più. Avuta notizia che Marcello Cestaro, patron del club biancoscudato, minaccia di non far scendere in campo la sua squadra, si sarebbe dichiarato pronto a bloccare i campionati se non permetteranno al Padova di fare entrare all’Euganeo tutti i tifosi. Dichiarando, in modo provocatorio, che potrebbe far giocare il derby anche a Malta.
La ricetta per uscire dalla crisi tentacolare che attanaglia da anni il sistema? Secondo lo stesso Macalli sta nella riforma radicale dell’intero calcio professionistico. Una rivoluzione del format dei campionati che dovrebbe interessare tutte le serie nazionali, nessuna esclusa. A cominciare dalla serie A per arrivare fino ai dilettanti, passando per la B e la Lega Pro. In carenza il sistema è destinato a implodere in tempi brevi.
Il fatto è che una riforma di questo tipo andrebbe preparata da subito, per poter essere attuata nel prossimo anno. Ma, visti i tempi biblici che impiega la gerontocrazia calcistica per spostare di un millimetro lo status quo, le previsioni restano oltremodo fosche. Perciò insistiamo con il presidente Macalli perché si faccia egli stesso promotore di quella riforma che dice di volere a tutti i costi. Anche perché il treno del cambiamento è da tempo arrivato al capolinea e non resta molto spazio per le elucubrazioni mentali.
Sergio Mutolo - www.calciopress.net