Questa mail mi è stata indirizzata da un tifoso della Nord di Pescara. Lo ringrazio innanzitutto della stima di cui mi gratifica e comprendo perfettamente il suo stato d’animo, in un momento così difficile per la sua squadra del cuore. Ritengo che le parole che mi ha scritto, a parte gli apprezzamenti nei miei confronti, siano paradigmatiche dello stato in cui si stanno venendosi a trovare migliaia di appassionati “veri” di questo sport meraviglioso che era il calcio e che oggi è stato trasformato in uno spettacolo virtuale dentro scenari di cartapesta. Persone come queste si sentono sempre più respinte ai margini di uno spettacolo sportivo al quale non hanno più voglia di partecipare e stanno, forse, per abbandonare la barca. E’ davvero questo che si voleva?
“Salve, sono un tifoso del Pescara, volevo complimentarmi con Lei perchè i Suoi articoli sono sempre molto brillanti e disincantati, centrano in pieno i problemi di fondo di questa martoriata "Prima Divisione" e dei suoi contorni sempre più grigi tra divieti, inagibilità degli stadi, improvvisi "allarmi sociali" e spesso incompetenza di chi assume queste decisioni. Le Sue analisi lanciano sempre più spunti di riflessione e sarebbe veramente importante e produttivo per smuovere un po' la coscienza collettiva fatta di pay-tv e merchandising, la possibilità che i Suoi articoli avessero una visibilità maggiore. Ma come saprà senz'altro meglio di me, purtroppo nel Suo mondo più si punta in alto più bisogna scendere a compromessi.
Il calcio che ho cominciato a seguire da ragazzino era già sporco nell'etica e nelle cifre milionarie, ma era ancora uno sport popolare, trasversale e avvincente per tutte le fasce della società, fatto di domeniche interminabili, di spalti pieni e colorati e di giocatori e a volte anche presidenti vere bandiere di una squadra. Erano le uniche consolazioni di uno sport che già stava manifestando i primi sintomi del suo declino; oggi, che non rimane nulla di tutto questo, se non la passione repressa dei tifosi, noi tutti che continuiamo a rincorrere la passione di una volta, viviamo una profonda crisi d'identità e mai come oggi ci domandiamo se ha ancora un senso continuare a gioire e soffrire per dei colori che ci hanno fatto innamorare, in un contesto fatto di squallidi interessi padronali, di decisioni dall'alto profondamente ingiuste, forse anche incostituzionali, di tutta una serie di "accorgimenti mirati" tesi allo spostamento del calcio dal reale al virtuale, economicamente molto più redditizio, propinato attraverso la menzogna e la disinformazione di chi lo vuole far passare invece per una esigenza causata dalla violenza, sbattuta sempre in prima pagina anche quando si tratta di una "bufala (campana)" come fortunatamente si è accorto qualcuno di recente.
Da nessuna parte è così facile come in Italia influenzare l'opinione pubblica attraverso i media. Ci vorrebbe solo un po' più di buon senso, di competenza di chi decide, di dialogo e di onestà intellettuale. Ma questo non è certo il periodo.
Un minuto prima che questo coma diverrà irreversibile, e siamo davvero agli sgoccioli, io abbandonerò questo barcone alla deriva, la triste consapevolezza è già attuale e dolorosa, non voglio più essere spettatore di questo sporco sistema, ma ciò non mi impedirà di portare sempre nel mio cuore i due magici colori che rappresentano la mia passione e la mia città.
Saluti, un tifoso della Nord”
Sergio Mutolo - www.calciopress.net