Nuvole sempre più nere si addensano sull’orizzonte del calcio italiano. Ci sarebbe bisogno di una specie di sciamano. Comunque di un personaggio carismatico, capace di invertire la deriva in cui si è cacciato il mondo pallonaro nazionale. A parole, i vari dirigenti si dichiarano pronti a cambiare. Anzi, dicono che se non si inverte la rotta ci si inabissa.
Peccato che alle parole non seguano mai i fatti. E che tutto, in Italia, sia inesorabilmente destinato a restare come prima. Salvo il rituale giro di poltrone che coinvolgerà, prima o poi, le facce di bronzo di sempre. Gli eternosauri resteranno saldamente al loro posto. Ce ne vuole troppo, di coraggio, per allontanare i mastodonti dalle savane di cui si sono appropriati. E non si vede oggi chi, in un sistema Italia demotivato e precario, si voglia assumere un compito così oneroso.
Il tifoso comune assiste basito a questo gioco delle parti. Recita il ruolo di parco buoi chiamato ad applaudire o fischiare, a seconda dei casi. Senza provare davvero a fare mai niente di incisivo, a sua volta, per cambiare le cose. Registra gli eventi e li metabolizza stancamente. Lascia che gli si allunghi sempre più il pelo sullo stomaco e si preparara a digerire il prossimo rospo. Scivola nell'indifferenza.
I numeri della Prima Divisione della Lega Pro dicono che molte piazze sono ancora capaci di richiamare sulle tribune di impianti obsoleti un pubblico di tutto rispetto. Non ci sono decreti che tengano quando la passione chiama. La calamita stadio attrae ancora, né sembra aver perso il suo magnetismo.
Il fatto è che proprio su questo contano i brontosauri che da decenni guidano lo sfascio calcistico italiano. Sulla passione indomita e incontaminata di tifosi che, però, si sono a loro volta incanutiti senza che il ricambio generazionale abbia avuto inizio.
Cambiamenti in prospettiva non si intravedono. Appena spunta una faccia nuova, si provvede a farla rientrare tra i ranghi. Così, non ci resta altro che interfacciarci con un calcio sempre più ingessato, guidato da un’oligarchia federale ammuffita e sostenuto da un pubblico mummificato.
Innamorato pazzo del calcio, il tifoso medio assiste inebetito al lugubre film che viene proiettato sullo schermo. Le sue emozioni si affievoliscono. La voglia di combattere evapora. La mente, con progressione lenta ma inesorabile, comincia a scindersi dal cuore.
Senza l’arrivo di quel cavaliere bianco che non si sa quando o da dove potrà mai arrivare, ben presto la testa comincerà a girarsi da un’altra parte. E, come il cuore, a guardare altrove.
Sergio Mutolo - www.calciopress.net