Per il calcio il tempo dei verdetti si avvicina. Tempo di promozioni e di play off, per le squadre più fortunate. Piazze in subbuglio. Entusiasmo alle stelle. Stadi che si riempiono. Esodi biblici, quando l’Osservatorio li consente. Città che vanno in tilt. Un fiume di gente che si riverserà nelle strade a giochi fatti. Una bolgia di colori e di euforia. Bagni di folla mai visti.
Tutto bene. E’ il bello del calcio, la sua anima più vera. Succede sotto ogni latitudine, quando si riesce a catturare un sogno a lungo sognato. E’ giustificato tornare bambini per festeggiarlo. Si tratta del lato nobile del mondo pallonaro, tante volte giustamente discusso e discutibile. Quello in virtù del quale si resta fedeli ai propri colori, sempre e comunque. In un modo a tal punto speciale da non essere, in assoluto, riproducibile in qualsiasi altro aspetto della vita.
A maggio spunteranno, come funghi, i tifosi dell’ultima ora. I tifosi per caso. Quelli che salgono sul treno in corsa con destinazione paradiso. Che non vogliono assolutamente mancare. A questo come a tutti gli altri eventi della città in cui vivono, pur senza riuscire a carpirne la specificità. I presenzialisti a ogni costo. Gli imbucati alla festa che non hanno di sicuro contribuito a organizzare.
Dov’erano nei momenti bui, quando le maglie avrebbero avuto bisogno di loro? E’ sempre andata così. E così continuerà ad andare. Nel calcio come nella vita. Un modo di essere parte del genoma degli umani.
Tutto bene. Largo a chi vuole esserci. Ma il tifoso vero, quello doc, è un’altra cosa. Per lui non esistono le stagioni dell’amore. L’amore dura tutto l’anno, nella buona e nella cattiva sorte. Non ha pause né picchi. Non si esprime solo nel mese di maggio. Segue una sottile linea rossa che porta dritta al cuore.
Lo sanno eccome i tifosi di piazze appassionate, ma che hanno dovuto mangiare la polvere. Che si sono trovati, o si trovano adesso, sull’orlo del baratro. Tanto per capirci quelli di Fiorentina, Torino, Hellas Verona. Città in simbiosi con le maglie e che hanno provato l’asprezza del dolore. Ma, nelle quali, il sostegno totale non è mai venuto meno.
Sia come sia ben vengano, anche questa volta, i tifosi per caso. Fanno anche loro numero. Il calcio italiano ne ha in qualche modo bisogno per rinascere dalle sue ceneri. Ma costoro sappiano che le maglie hanno i colori della città. E che si devono saper amare, sempre e comunque. Non diversamente da tutto ciò che ci portiamo dentro al cuore, in ogni parte del cosmo.
Sergio Mutolo - www.calciopress.net