Nel giugno del 2007 "Il Sole-24 Ore" propose ai suoi lettori una classifica interessante. Essa riguardava il costo di una rete in serie A durante il campionato 2005-2006 (preso a riferimento in quanto ultima stagione per la quale fossero disponibili i bilanci consolidati della quasi totalità dei club iscritti nella massima serie). La graduatoria fu compilata con una procedura abbastanza elementare. Vale a dire dividendo il costo globale del personale (giocatori, dipendenti, allenatori, dirigenti, impiegati) di ogni società, nel corso di quel campionato, per il numero delle reti segnate dalla squadra. Dal computo furono escluse le tre società delle quali non erano all’epoca disponibili i bilanci. Vale a dire Messina, Reggina e Sampdoria.
Risultò prima l’Inter di Moratti, e questa non rappresenta certo una novità visti gli elevati costi di gestione del club nerazzurro. Quell’anno l’Inter segnò 68 reti (15 Cruz e 13 Adriano). Ciascun gol della società meneghina costò la cifra di 2milioni 87mila euro. Al secondo posto la Juventus, poi retrocessa in serie B dalla giustizia sportiva dopo lo tsunami di calciopoli nonostante avesse vinto lo scudetto con 71 gol (23 Trezeguet e 12 Del Piero). Costo di ogni rete del club bianconero 1milione 865mila euro. Al terzo posto il Milan, con 1milione 63mila euro (19 Shevchenko, 17 Gilardino e 14 Kakà).
I gol meno costosi? Quelli dell'Empoli, con appena 191mila700 euro ciascuno. Poi, in fila crescente: Chievo Verona con 265mila; Ascoli con 322mila e Livorno con 339mila. Le altre grandi? La Roma con 936mila. La Fiorentina (club del capocannoniere Luca Toni con 31 reti) con 618mila. La Lazio con 552mila. Un’anomalia tra le piccole? Il Treviso, ben 607mila euro per 24 gol.
Non ci sentiamo di puntare il dito contro nessuno. Nè riteniamo che la condotta di Moratti sia censurabile per il fatto di aver cacciato fuori più di due milioni di euro solo per vedere segnare un gol da un qualsiasi giocatore in maglia nerazzurra. E neppure vogliamo lasciarci andare a commenti ipocriti e/o falsamente moralisti. Riproponiamo questi dati, a futura memoria, per illustare come funziona il pianeta calcio italiano. I cui conti sono stati, sono e continueranno ad essere fuori da ogni regola. Fino a prova contraria.
Se si vuole, siamo addirittura solidali con Moratti. Perché, in fondo, è questo che vogliono i tifosi a prescindere dal loro colore politico. Vale, in ogni epoca, l’antico panem et circenses degli imperatori romani. Una condotta da perfetti demagoghi. A costo di svuotare le casse dello stato per celebrare i giochi nell’arena, venendo meno a ben altre priorità.
Il fatto è che, in un mondo dominato dal dio danaro, non si possono certo pretendere comportamenti virtuosi estranei e controcorrente rispetto al nostro modo di vivere. Alla fine poco importa se poi, in una società consumistica come questa, il colore dei soldi finisce per prevalere su quello delle maglie. Ci sia permesso almeno di osservare che, con il costo di una sola rete dell’Inter di Moratti nel 2005-2006, si sarebbero potute allestire due ottime e competitive formazioni per disputare il campionato di Lega Pro. Ogni tanto rammaricarsi si può. Anzi, si deve.
Sergio Mutolo - www.calciopress.net