La notizia è scivolata via senza lasciare traccia. Né ha dato spazio alle riflessioni che era lecito attendersi da parte dei media nazionali. Evidentemente troppo preoccupati, come ormai è la norma, a star dietro a polemiche e pettegolezzi che fanno vendere i giornali (e salire lo share delle trasmissioni radio-televisive) ma certo non arrestano il progressivo scivolamento verso il baratro del prodotto calcio.
La Championship, vale a dire la serie B inglese, nella stagione 2006-07 si è piazzata al quarto posto tra i campionati europei per numero di spettatori (scavalcando anche la serie A italiana). Questa particolare classifica vede in testa la Premier League inglese, seguita dalla Bundesliga tedesca e dalla Liga spagnola. La media per ogni incontro della cadetteria britannica è stata, nel campionato scorso, di 17.000 persone (per un totale di 9,4 milioni di spettatori).
La cadetteria inglese si gioca in un campionato di 24 squadre, ognuna delle quali disputa 46 partite. Le prime due squadre sono promosse direttamente in Premier League, insieme alla vincitrice dei play-off delle squadre dalla terza alla sesta posizione. Le ultime tre squadre sono retrocesse direttamente alla Footbal League 1, cioè alla terza serie, senza passare attraverso play-out.
Nella stagione 2006/07 la serie B italiana - dove giocavano tre squadre del calibro di Juventus, Napoli e Genoa (promosse in serie A al termine del campionato) – raccolse invece solo 3.829.905 spettatori (fonte: digilander), con una media gara largamente perdente di 8.568 spettatori. Per inciso ricordiamo che, nel corso della corrente stagione, la media/gara è precipitata a 5.668 presenze.
Sempre a titolo informativo vale la pena ricordare che il corrispettivo inglese della serie C1 ha una media (sempre nella stagione 2006-07) di 8.000 spettatori a partita e quello della C2 di 4.000 presenze per gara.
Nemmeno queste cifre, e i banali raffronti che da esse scaturiscono impietosi nella loro crudezza, sono serviti per dare l'attesa sveglia ai tanti brontosauri che occupano saldamente le poltrone dei vertici federali dalla serie A alla serie C.
Siamo arrivati ormai alla fine dei campionati professionistici nel più totale e bieco immobilismo. Tra un po’ comincerà il solito, insulso e pietoso balletto delle iscrizioni alle diverse categorie. Gli scogli da superare, tenuto conto di norme fiscali rigorose quanto mai, saranno difficili. I club in difficoltà sempre più numerosi. Eppure di riforme non parla nessuno.
Arrivati a questo punto non resta che sperare in un provvedimento governativo anche per il pianeta calcio, imposto dallo stato delle cose. Prima che la precarietà di questo sistema finisca per travolgere tutto. L’auspicio è che questo S.O.S sia finalmente raccolto da chi di dovere.
Sergio Mutolo – www.calciopress.net