Il grido d’allarme lo ha lanciato il presidente del Grosseto, Piero Camilli. La serie B resta sull’orlo del precipizio. Non basteranno per salvare la categoria i meritori provvedimenti deliberati dall’assemblea generale. Camilli è stato chiaro. Il rischio che incombe è quello della bancarotta. Molti club non saranno in grado di iscriversi al prossimo torneo.
Il fatto è, come ha sottolineato il dirigente biancorosso, che ci si deve ormai rendere conto che l’attuale sistema intasato da 132 società professionistiche non ce la fa più a reggere. Per il semplice motivo che, considerata la enorme e oggettiva contrazione dei ricavi che il prodotto calcio oggi riesce a racimolare, non ci sono (né ci possono essere) risorse a sufficienza per tutti.
L’ipotesi di una serrata, stavolta definitiva e non solo temporanea come minacciato fino a qualche mese fa, incombe pericolosamente. I ristretti vincoli imposti ai bilanci così come lo spostamento degli investimenti sui vivai e sui giovani, non bastano alla serie B per continuare ad esistere. Senza il supporto di quella mutualità che ormai la Lega di serie A sembra aborrire, salvo concedere alla cadetteria poche e insufficienti briciole, il destino appare segnato. Come noto, nell’ultima stagione, la mancata vendita dei diritti tv ha provocato ai club cadetti un buco di bilancio valutabile complessivamente in circa 40 milioni di euro.
La contrazione numerica delle rose, con il passaggio da 21 a 19 elementi salvo aggiunta di quattro giovani del vivaio tesserati da almeno tre anni, pone forti dubbi sull’attuazione del turnover che il lungo campionato cadetto impone. Senza contare che ha messo in serio allarme l’AIC. La spada di Damocle della disoccupazione pende, infatti, su decine di giocatori che si potrebbero trovare questa estate senza contratto.
C’è il rischio di innescare reazioni a catena. Di dare vita a una cascata di eventi negativi cui nessuno potrà porre un freno. Le categorie inferiori (soprattutto la serie C1) potrebbero in breve trasformarsi in cimiteri degli elefanti ancora più di quanto già non lo siano. Trasferendo gli appesantimenti di bilancio da una categoria all’altra. E si potrebbe arrivare a un concomitante prosciugamento dei vivai, per la necessità di attrezzare rose allestite con nugoli di giovani. Anche questo è un problema da non sottovalutare, perché non è così che si valorizzano i talenti.
Per trovare una soluzione che cambi davvero lo stato delle cose è dunque necessario ridurre, drasticamente e da subito, il numero dei club iscritti ai campionati professionistici. Per farlo bisognerà servirsi, come volano, della leva costituita dai controlli fiscali. Le rigorose normative approvate dalla Figc in materia di ammissione ai campionati consentiranno di effettuare tagli chirurgici che saranno certo dolorosi per molte tifoserie, ma potranno preservare il sistema dal tracollo. Un SOS che andrebbe raccolto quanto prima. Già, ma chi avrà il coraggio di decidere?
Sergio Mutolo – www.calciopress.net