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Ven, 14 Nov 2008 14:02:00

I vecchi stadi del calcio italiano


In Italia gli stadi della serie A sono obsoleti e infrequentabili. Per non parlare di quelli della serie B e della Lega Pro. Questo allontana il pubblico. Crea una generazione di tifosi-pantofolai. Consegna i club nella mani della pay per view. Occorrono impianti moderni e polifunzionali, che rientrino nel patrimonio del club.

In Italia gli stadi più vecchi e meno frequentati d'Europa


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Una società di consulenza, la StageUp Sport & Leisure Business, è arrivata alla conclusione cui da tempo sono giunti i coraggiosi tifosi che hanno ancora voglia di assistere alle partite dal vivo. Vale a dire che gli stadi italiani, per limitarsi a quelli della Serie A, sono tra i più obsoleti e i meno frequentati d’Europa.

 

L’analisi è stata illustrata a Parma lo scorso 11 settembre, in una Tavola Rotonda, organizzata con la locale Università degli Studi e dal titolo “L’impiantistica per lo sport: una risorsa per la collettività”, per presentare il nuovo master in organizzazione dello sport e dello spettacolo sportivo (Moss) che lo stesso ateneo emiliano ha messo a punto proprio insieme a StageUp.

 

Vediamo i punti salienti di questa interessante disamina che si è svolta, paradossalmente, nello stesso giorno in cui il presidente della Lega calcio Antonio Matarrese ha avanzato la proposta di costruire delle celle negli stadi per frenare la deriva del tifo violento.

1. Le 20 società della massima serie italiana di calcio giocano in 16 stadi la cui età media è di 67 anni. Tanto per fare un raffronto, quelli della Bundesliga e della Liga ne hanno 46. Gli impianti della Premier League inglese, diversamente da quanto si potrebbe credere, sono gravati da un età media di 72 anni. Tuttavia hanno beneficiato di importanti ristrutturazioni. Senza considerare che, nell’ultimo ventennio, sono stati costruiti vari impianti nuovi e multifunzionali: l’Emirates Stadium di Londra (nuovo stadio dell’Arsenal), inaugurato nel 2006; il City of Manchester Stadium aperto nell’agosto del 2003 e l’Old Trafford (di proprietà del Manchester United), ristrutturato nel 2005. 

 

2. Anche per questa ragione gli stadi della serie A italiana sono quelli meno frequentati d’Europa. Recentemente Andrea Valentini, ex presidente del Credito Sportivo e che ora si occupa di sicurezza, ha dichiarato che al Rigamonti di Brescia (in Tribuna Vip) si è bagnato dalla testa ai piedi. Il tasso di riempimento medio degli impianti italiani è infatti pari al 53%. Un valore che rappresenta la risultante del rapporto tra numero medio di spettatori della stagione 2007/2008 e capienza media degli impianti.

 

3. Tutti gli altri maggiori campionati di calcio europei hanno un tasso di riempimento che supera i tre quarti della loro capienza e tengono a netta distanza le medie del pubblico italiano. In testa la Premier League inglese, con una percentuale del 92%. Seconda è la Bundesliga tedesca con l’84% e terza la Ligue 1 francese con l’80%. La Liga spagnola si attesta appena uno scalino più sotto, con un più che significativo 76%.  

4. Questi dati, come ha commentato Giovanni Palazzi (presidente e ad di StageUp Sport & Leisure Business), sottolineano ancora una volta la necessità non solo per il calcio ma per tutto il Sistema Italia, dell’avvio della costruzione di nuovi stadi multifunzionali di terza generazione. Ciò potrebbe avvenire attraverso interventi di project financing sfruttando le necessarie professionalità di progettazione, pianificazione e gestione degli impianti.

 

5. Come ha osservato l’ex campione del mondo di ciclismo Vittorio Adorni, attuale assessore allo sport del comune di Parma, è ormai necessario creare stadi in cui la gente possa vivere tutta la settimana. Uno stadio che vive solo nel momento della partita non permette infatti di recuperare i costi necessari alla costruzione.

 

6. Mauro Del Bue, segretario del nuovo Psi, ha invece ricordato i punti salienti della sua proposta di legge sugli impianti sportivi polivalenti presentata nel luglio del 2007. Va premesso che la scorsa legislatura si è molto occupata di sport, dalla contrattazione collettiva dei diritti tv al decreto Amato sulla sicurezza (che ha abolito le deroghe per l’utilizzo degli stadi). Una proposta che si propone di agevolare l’intervento dei privati nella costruzione dei nuovi stadi.

 

7. L’errore è stato quello di collocare il problema della violenza all’interno degli stadi, mentre gli scontri tra le tifoserie avvengono esclusivamente all’esterno dell’impianto. Ma se nelle curve calde ha paura ad entrare anche la polizia, come possono farlo gli steward? Questo è il vero problema da risolvere.

 

8. Secondo il punto di vista dei club, infine, gli impianti polifunzionali creano numerosi vantaggi per le società. Il primo è quello di colmare il gap della sicurezza. Senza contare che stadi obsoleti sono anche causa di mancati ricavi accessori per le società, che restano facile preda delle pay per view. Tuttavia, in un momento di crisi come quello che il mondo sta attraversando travolto da scandali finanziari a ripetizione, pochi sodalizi in Italia sono in grado di finanziarsi la costruzione del nuovo stadio.

 

9. Oggi le società dipendono dallo stadio virtuale, che genera reddito ma allontana gli spettatori-tifosi e inaridisce uno spettacolo che vive anche del calore del pubblico. La soluzione resta dunque una e una sola, vale a dire offrire al pubblico che frequenta gli stadi e assiste alle partite dal vivo una comodità maggiore rispetto a quanto non faccia la stessa tv.

 

Attualmente in Italia solo uno stadio del calcio (pochissimi quelli del basket) è di proprietà privata. Si tratta del “Giglio” di Reggio Emilia, che però è attualmente in mano alla curatela fallimentare. A Firenze i Della Valle stanno provando a costruire, a Castello, una vera e propria Cittadella Viola (con tanto di infrastrutture attorno a uno stadio che sostituisca il vecchio Franchi). Si conferma dunque, ancora una volta, che l’unica strada da percorrere è quella dello stadio di club.

 

Sergio Mutolo - www.calciopress.net


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