La crisi planetaria della pseudofinanza taroccata messa in piedi dalle grandi banche d’affari e non, si sta per abbattere anche sul microcosmo rappresentato dal pianeta calcio italiano. Si pensava che tutto potesse restare circoscritto agli Stati Uniti ma, in un mondo globalizzato come quello degli anni duemila, la bufera è arrivata anche in Europa. Si prepara a investire, con impeto, la già debole economia del sistema Italia.
Il contraccolpo sui club professionistici del calcio italiano, da anni alla canna del gas e in perenne crisi di liquidità, potrebbe essere immediato. Dalle varie sedi iniziano ad arrivare notizie contraddittorie, ma che vanno tutte in una sola direzione. Le casse sono vuote e i soldi per la gestione ordinaria sono difficili da reperire, in un mercato finanziario che potrebbe essere prossimo al tracollo. E però si tratta, per ora, solo di piccole avvisaglie. Il peggio deve ancora arrivare.
Giunge notizia che l’Ascoli, squadra che gioca nel campionato di serie B e staziona a centro classifica con 9 punti, non ha potuto pagare gli stipendi ai suoi dipendenti. La ragione? Il fatto che la finanziaria, cui si era rivolto il presidente Roberto Benigni per ottenere come sempre il prestito necessario per provvedere alla bisogna, è in grave crisi di liquidità. Dunque no soldi no stipendi. La società non ha potuto che ammettere la situazione di disagio in cui si trova attraverso un comunicato stampa.
La grave crisi attraversata da Unicredit, istituto in espansione guidato dal banchiere Alessandro Profumo, potrebbe avere ripercussioni non irrilevanti sui due cub capitolini che militano in serie A. Per ora è il primo scenario che si sta delineando. Ma altri potrebbero aprirsene con un meccanismo a cascata.
Unicredit è uno dei grandi creditori della Italpetroli (l’istituto milanese è anche socio al 49% del club capitolino) che fa capo alla famiglia Sensi, proprietaria della Roma. Il debito del club giallorosso verso la banca milanese ammonta a 350 milioni di euro, 130 dei quali dovranno essere rimborsati entro fine anno. In un momento di così grave difficoltà per la sua banca Alessandro Profumo, al centro di una vera e propria bufera finanziaria, potrebbe chiedere alla Roma un rientro immediato e innescare una serie di eventi negativi a catena per il club giallorosso. Tutti si affrettano a smentire, ma la situazione non appare così semplice come viene prospettata.
La stessa Unicredit è l’istituto bancario fideiussore per un importo di 13,6 milioni a favore della Figc e per conto della Lazio Events di Claudio Lotito, a garanzia dell’iscrizione al campionato si serie A del club biancazzurro. Lo stato di salute della banca guidata da Alessandro Profumo tiene perciò molto sulle spine sia la dirigenza che i tifosi della Lazio. Anche se la cifra è forse irrisoria, ma comunque importante, rispetto a quella che incombe sui cugini di sponda romanista.
Insomma, un bel papocchio. Se a questo aggiungiamo che molti dei patron dei club di serie A e serie B (per non parlare della Lega Pro) risentiranno a livello di affari personali della crisi in atto, la frittata potrebbe essere servita. Il pensiero corre subito ai Della Valle e alla Fiorentina, che rappresentano un esempio paradigmatico di quello che sta succedendo in giro. Il titolo Tod’s sta precipitando in Borsa. E’ scivolato dai 64 euro di una anno fa ai 32,5 euro dell'ora in cui scriviamo (meno 50%). Un tracollo che non promette niente di buono, considerata la contrazione dei consumi che la crisi si trascinerà dietro e che colpirà molte griffe della moda. E non solo.
A fronte di questi dati la situazione appare desolatamente cristallizzata. Nulla si muove nel senso di quel profondo rinnovamento del sistema calcio italiano che sarebbe (è) ormai nell’ordine delle cose. Si continua a litigare sulla mutualità che la serie A non vuole concedere alla serie B. Si insiste nel vietare le trasferte dei tifosi a prescindere, inaridendo casse societarie sempre più desolatamente vuote. Si delega a Osservatorio e Casms una materia in cui i dirigenti federali dovrebbero pur avere qualcosa da dire.
Il fatto è che, se un impegno viene assunto e vissuto solo come un modo per restare incollati a una poltrona, lo tsunami finanziario investirà calcio italiano prima che qualcuno se ne sia davvero reso conto. I vari Abete, Matarrese, Macalli e compagnia cantando stiano all’erta. Chi ama davvero il calcio, cominci a drizzare le antenne. A cose fatte, non ci saranno alibi per nessuno. Come dice il proverbio, uomo avvisato è mezzo salvato.
Sergio Mutolo - www.calciopress.net