La bufera finanziaria che ha travolto i mercati mondiali non sembra volersi arrestare. Quasi tutti gli addetti ai lavori, a questo punto, prospettano rilevanti ripercussioni sull’economia reale in termini di recessione e/o di ristagno. Cattive nuove, dunque, anche per l’orizzonte a breve e medio termine del pianeta calcio internazionale e nazionale.
I primi segnali di crisi arrivano dall’Inghilterra e dalla Premier League. Un campionato preso spesso a modello di sana economia aziendale e che, proprio per questa ragione, ha attirato investitori da ogni parte del mondo (compresi i fondi sovrani arabi) attratti da investimenti sicuri e da guadagni pressocchè garantiti.
Una vorticosa spirale di debiti (il buco ammonterebbe, anche se non si hanno dati ufficiali, a qualcosa come 3,5 miliardi di euro) sta per travolgere quella che fino a qualche tempo fa era considerata un’oasi felice. In una fase di gravi turbolenze bancarie, questa montagna di passività potrebbe tradursi in uno tsunami in grado di spazzare via lucrosi contratti di sponsorizzazione, gestione diretta degli impianti sportivi, introiti derivanti dalla vendita di gadget e quant’altro. Ossia tutti quegli elementi che concorrevano a tenere mirabilmente in piedi la baracca e rappresentavano una voce importante (con i diritti tv) nella composizione dei bilanci dei club di oltre Manica.
Il West Ham è stato pesantemente colpito dalla crisi finanziaria islandese che ha messo a terra il suo proprietario, Bjorgolfur Gudmundsson, noto finanziere dell’isola affondata sotto il peso della bolla speculativa. Il Chelsea del magnate russo Roman Abramovich naviga nel profondo rosso (800 milioni di euro le sue passività). Il patron del Manchester United, il tycoon americano Malcolm Glazer, ha difficoltà a reperire i fondi necessari per restituire il prestito straordinario contratto nel 2005 per l'acquisto del club e potrebbe decidere la cessione degli asset societari (la cifra sarebbe vicina agli 800 milioni di euro). Infine anche i due proprietari del Liverpool, Tom Hicks e George Gillett paracadutati in Inghilterra dal lontano Texas, sono sotto la mannaia delle banche creditrici e non fanno che allungare i tempi di costruzione del nuovo stadio che sostituirà l’Anfield Road.
Anche nel campionato spagnolo le cose vanno piuttosto male. Il Racing di Santander, l'Almeria, il Betis, il Deportivo La Coruña, il Malaga e il Maiorca sono ancora senza sponsor. Il Valencia ha denunciato il suo per il mancato incasso dei 6 milioni di euro pattuiti a inizio stagione. Quindi molte squadre leader del torneo iberico, impegnate nelle coppe europee, stanno perdendo attrattiva per gli investitori.
In Francia tempi duri per l'Olimpic Lione, unico club di calcio francese quotato in borsa. Il titolo della squadra è crollato, il pubblico è diminuito e il progetto del nuovo impianto appare a serio rischio. In borsa, le azioni del Lione hanno perso in cinque mesi quasi un terzo del loro valore, scendendo dai 24 euro del febbraio 2007 (mese in cui il titolo debuttò sul mercato azionario) ai 13,50 attuali.
Venendo al campionato italiano il presidente dell'Aic, Sergio Campana, in un’analisi del momento critico attraversato dall’economia globale, si è dichiarato assai preoccupato sul futuro lavorativo dei suoi assistiti. Ha parlato di una serie B da lungo tempo in piena crisi, di stipendi non pagati in cadetteria e di possibili penalizzazioni a pioggia. A sua volta Aldo Spinelli, commentando l'accordo sulla mutualità raggiunto dalle società di serie B con quelle di A, ha detto che “qualche società non arriverà a Natale”. Sorvoliamo sulla Lega Pro che, in virtù della sottoesposizione mediatica da cui è afflitta, vive in un limbo tutto suo da cui poco o nulla trapela.
Insomma uno scenario drammatico e un futuro quanto mai incerto. La prossima estate saranno molti i club di B e di Lega Pro a lasciare il mondo del calcio professionistico. Non occorre essere Cassandre per prevederlo. Visto che i ripescaggi dovrebbero essere aboliti, come ha stabilito l’ultimo Consiglio federale, le squadre in lizza saranno molte di meno e le risorse a disposizione per i singoli club maggiori. Si tratta di capire se tutto questo basterà, in assenza di interventi strutturali verso cui le varie Federazioni non sembrano al momento orientate.
Sergio Mutolo - www.calciopress.net