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Dom, 09 Nov 2008 08:09:00

Calcio, uno sport per ricchi


Trasferte vietate. Partite a porte chiuse. Costi in crescita. Pubblico in calo. Interesse che scema. Il calcio, da spettacolo popolare, rischia di diventare uno sport per vecchi ricchi e per pantofolai. Predomina la paura. Mentre occorrerebbe il coraggio di cambiare rotta. Riportare la gente negli stadi. Soprattutto i giovani. Che hanno nelle mani il nostro futuro.

Foto: Emma Rotini


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Tempo fa il popolare scrittore inglese Nick Hornby, autore del libro cult Febbre a 90° (Fever Pitch, 1992) e grande tifoso dell’Arsenal, ha osservato che il calcio moderno è ormai uno spettacolo riservato agli adulti e ai bambini. Niente di più vero se, almeno in Inghilterra, chi va allo stadio ha oggi mediamente 43 anni. Niente di strano considerato che, quando lui era un ragazzo (oggi è un pimpante cinquantenne, visto che è nato a Redhill nel 1957), il biglietto d’ingresso allo stadio costava all’incirca come quello della metropolitana.

 

Da profondo conoscitore del calcio e delle sue fenomenologie Hornby si domanda dove li trovano i ragazzi, oggi, tutti i soldi che occorrono per pagare i prezzi attuali. Come fanno a seguire le tante partite che si giocano in una stagione. In che modo si può pretendere, dunque, che si innamorino di questo sport meraviglioso in un mondo che offre mille altri tipi di svaghi. Alla resa dei conti, la passione per il calcio invecchia. Mentre il futuro è (sarebbe) nei giovani. Proprio quelli che ne restano (ne sono tenuti) fuori.

 

Sempre dall’Inghilterra arriva la notizia che i tifosi del Derby County, squadra retrocessa la scorsa stagione dalla Premier League e che milita attualmente nella Championship (corrispondente alla nostra serie B), d’accordo con la società hanno respinto i biglietti per la trasferta prevista a Londra contro il Queens Park Rangers di Flavio Briatore. Nessun veto dettato da motivi di ordine pubblico, quanto piuttosto il rifiuto di sottoporsi a una specie di ricatto. Vale a dire quello di pagare la stratosferica somma di 40 sterline (pari a circa 60 euro) per assistere a un incontro di calcio di secondo livello. Un vero sproposito, cui si devono sommare le altre spese vive della trasferta.

 

Tutto ciò è indicativo di un sistema, il pianeta calcio inglese, che ha risolto il problema della violenza ma che ha poi innalzato un altro muro davanti ai tifosi. Vale a dire quello di portare il livello economico delle spese di partecipazione all’evento a quote insostenibili, specie quando la crisi incombente erode a dismisura i bilanci delle famiglie. Con il risultato di allontanare sempre più il pubblico dalla partecipazione attiva alla gara e di spingerlo verso la poltrona. Facendo, senza mezzi termini, il gioco delle televisioni pay per view. Il vero cancro di tutto il sistema.

Il fatto è che il calcio, evento popolare per definizione, è diventato ormai uno sport per vecchi ricchi e per pseudotifosi in pantofole. Come si potranno allora riconquistare i giovani, che sono l’ossigeno del mondo e dovrebbero assicurarne il futuro? Specie quando, come sempre più di frequente avviene in Italia per (censurabili) decisioni dell’Osservatorio e di Prefetture in ordine sparso, le trasferte sono interdette al pubblico ospite? Se non, addirittura, si dispone di giocarle a porte chiuse?

 

La magia del football si potrebbe alla fine appannare, azzerata specie in Lega Pro da spettacoli in bianco e nero dove mancano i tifosi. Ovvero quelli che tengono in piedi un giocattolo che è anche un’azienda primaria nel debole tessuto economico italiano. Senza un po' di fantasia e un filo di follia, il calcio potrebbe non farcela a restare a galla.

 

Occorre che quanti manovrano le leve del potere dimostrino finalmente coraggio nelle proprie decisioni. Perché il coraggio nasce dalla paura. Franklin Delano Roosevelt, il presidente americano del new deal, nel suo discorso d’insediamento (1932) disse che “l’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura”. La paura della paura va sempre combattuta e sconfitta. Perchè porta all’inazione e alla paralisi progressiva di ogni attività umana. Siamo ancora in tempo.

 

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

 


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