Domani sono in programma le quattro semifinali per la promozione in serie B. Per le squadre che hanno attraversato il lungo e accidentato campionato della serie C1 si tratta di un momento fondamentale in prospettiva futura. C’è da centrare l’obiettivo finale di investimenti, finanziari e umani, di alto profilo. Perché deve essere chiaro a tutti, come lo è, che salire in cadetteria ha costi economici altissimi. In alcuni casi, pochi per fortuna, fallire il traguardo ha significato l’inizio della fine.
Tra le otto semifinaliste dei due gironi sono annoverati club di grande blasone e che da anni cercano di risalire in serie B, sostenuti da piazze importanti sotto l’aspetto quantitativo e qualitativo.
Nel girone A si incontrano infatti Foggia e Cremonese, in una sfida che racchiude già nel nome delle antagoniste un intenso profumo di categoria superiore. Lo Zaccheria si annuncia esaurito in ogni ordine di posti. Le due città e le due tifoserie stanno vivendo l’evento alla grande. L’altra semifinale vede di fronte due rappresentanti della provincia italiana, quella dove ancora il calcio rappresenta un’opzione possibile e percorribile senza provocare dissesti clamorosi. Il Foligno, neopromosso in C1 e il Cittadella, che ritenta la scalata alla cadetteria daranno vita a una gara ricca di contenuti e di motivazioni. Anche qui la città umbra si stringerà attorno ai prodigiosi falchetti di Bisoli e, dal Veneto, sono attesi almeno quattrocento sostenitori granata.
Nel girone B si batteranno per un solo posto quattro società che sarebbero tutte, a diverso titolo, meritevoli della cadetteria. Al Curi, Perugia e Ancona si annuncia come una partita che avrà una cornice di pubblico degna di altri palcoscenici. Lo stesso allo Scida, dove Crotone e Taranto incroceranno i loro destini in una doppia sfida senza ritorno.
Due sole, tra queste otto formazioni, potranno salire in serie B. Per le altre sei si annuncia viceversa un’altra lunga stagione in quello che alcuni considerano il purgatorio (l’inferno?) del calcio professionistico italiano.
Ma le cose stanno realmente così? Se andiamo a leggere le cronache, disperate grida di aiuto si alzano ormai da mesi da una serie B assai malmessa. Il presidente della Triestina, Fantinel, è stato l’ultimo ad ammonire che alle condizioni attuali la cadetteria potrebbe non ripartire il prossimo anno. Una questione di diritti tv invenduti e di un rapporto aspro con una Lega di serie A che, in sostanza, non sembra volerne più sapere di mutualità (parola di Matarrese).
Il rischio, per le due squadre che conquisteranno il traguardo e per le altre due della C1 che lo hanno già da tempo in tasca (Sassuolo e Salernitana), è dunque di cadere dalla padella nella brace. Vale a dire finire in un contesto ancora più precario e indefinito, in termini di mission e di visibilità, rispetto a quello che hanno appena lasciato.
Di fronte a quello che assomiglia da vicino a uno sfascio, nessuno muove un dito. Non a caso abbiamo parlato, in un nostro precedente editoriale, di calcio dei Ponzio Pilato. Non fu il console romano a decidere chi salvare tra Gesù e Barabba, come sarebbe stato suo dovere. Lavandosene le mani, e infischiandosene del suo ruolo istituzionale, Pilato lasciò infatti decidere alla plebe.
Nessuna ipotesi di riforma si intravede all’orizzonte, quando siamo già nell’imminenza dei prossimi campionati e il complicato iter burocratico per le iscrizioni (con norme tanto rigorose da poter travolgere moltissimi club professionistici) ormai incombono.
Messaggio ai naviganti. Prima che sia troppo tardi bisognerebbe forse fare come avvenne in Inghilterra nel lontano 1992, con il traumatico scisma voluto dalle società britanniche che portò alla nascita della Premier League. Ovvero le riforme, se non partono visto l'immobilismo dei vertici federali, bisogna sollecitarle dal basso. Con tutti i mezzi lecitamente e giuridicamente possibili.