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Mar, 20 Maggio 2008 22:21:00

Serie C, il modello inglese


Un pallone unico fornito dalla Umbro. Un logo tutto nuovo. Macalli vuole rifare il look alla sua categoria. Tutto bene, ma non basta. Il confronto con il modello inglese, dimostra che i numeri sono schiaccianti a favore del calcio britannico di C. Cresce l’esigenza di una riforma che tarda a venire.

Il presidente della Lega di C, Mario Macalli


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La notizia è di oggi. La Lega di serie C ha deciso che, per i prossimi tre anni, la Umbro avrà l'esclusiva sul pallone unico da utilizzare per tutti gli eventi che dipendono dalla federazione fiorentina. La serie C si uniformerà in tal modo alle altre leghe italiane e anche alla sua omologa inglese, la Football League 1 e 2. Sono stati inoltre ventilati, dal presidente Mario Macalli, cambiamenti che lui stesso non ha esitato a definire clamorosi.

 

Sarà opportuno chiarire innanzitutto, visto il richiamo fatto dallo stesso Macalli al modello britannico, quali siano allo stato le vistose differenze tra la serie C italiana e la sua omologa inglese. La serie C britannica è costituita dalla Football League 1 (terza serie, analoga alla nostra C1), e dalla Footbal League 2 (quarta serie, che coincide con la C2). Con una differenza numerica eclatante. Cioè che, rispetto alle 90 squadre della nostra C, quella inglese ne conta appena 48 (cioè 42 in meno).

 

La Football League 1 si gioca infatti in un campionato a girone unico di 24 squadre. Le prime due sono promosse direttamente al campionato cadetto (Championship) insieme alla vincitrice dei play-off tra le squadre dalla terza alla sesta posizione. Le ultime quattro sono invece retrocesse direttamente (senza la disputa dei playout) alla Footbal League 2, che conta pure 24 squadre a girone unico.

 

Vale la pena ricordare che la Football League, nella stagione 2006-07, ha raccolto una media di 8.000 spettatori a partita. Neppure la Footbal League 2 se la cava male, visto che la sua media è di 4.000 presenze per gara. Numeri che la categoria diretta da Macalli si sogna la notte. Nello stesso campionato (fonte digilander) il girone A della C1 ha totalizzato 1.191 presenze medie per partita e 2.791 il girone B. Che fa un totale di 2.491 spettatori per ogni gara giocata tra le 36 squadre della serie C1. Cioè poco più di un quarto della FL2 e appena oltre la metà della FL2.

 

Si tratta di cifre (e di raffronti) che dimostrano, impietosamente, come il distacco tra la serie C inglese e quella italiana sia incolmabile, a meno di eventi stavolta si clamorosi. E, in buona sostanza, rapportabile all’eccesso di squadre in lizza. Che si traduce, di fatto, in una perdita di appeal e dunque di interesse da parte degli spettatori.

 

Urge dunque una riforma, che però è ben lungi dall’arrivare. Siamo infatti, come abbiamo già sottolineato per la serie B al nastro di arrivo dei campionati, ma domina un immobilismo che non promette niente di buono. Cambiare, in serie C, non si può ridurre a buttare in campo un pallone Umbro uguale per tutti ovvero limitarsi a modificare un logo.


Bisogna sapersi omologare, da subito, ai modelli vincenti E cioè realizzare la rivoluzione copernicana che altrove, come in Inghilterra, è stata già messa in piedi da un pezzo. I risultati di questi due diversi modi di agire sono tanto evidenti quanto penalizzanti per un sistema calcio italiano ormai agonico.

 

Sergio Mutolo – www.calciopress.net


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