Il dado è tratto. Il presidente della Lega Pro, Mario Macalli, ha rotto ogni indugio e ha dato ufficialmente il via al ridimensionamento delle rose sia in Prima che in Seconda Divisione. Un provvedimento che, come sempre accade quando si verifica uno strappo rispetto al passato, fa discutere e divide gli schieramenti. Tuttavia le voci che si sono espresse a favore sembrano assai superiori a quelle che hanno tuonato contro.
Protesta l’Associazione Italiana Calciatori. Il suo presidente, Sergio Campana, paventa il rischio incombente di un’importante perdita numerica di posti di lavoro per i suoi assistiti. E parla di almeno 300 giocatori a rischio di svincolo. Atteggiamento doveroso e condivisibile, quello dell’AIC.
Considerato il numero strabordante di società iscritte ai campionati professionistici (132), e nella fattispecie alla Lega Pro (90), da qualche parte bisognava tuttavia cominciare a sfoltire. Lo stato economico del pianeta calcio italiano è comatoso e non lascia spazio a ulteriori ritardi e sprechi di risorse, pena la sua scomparsa. Campana ha chiesto una gradualità nella restrizione delle rose. E, su questo punto, un accordo sarà certamente possibile senza stravolgere la ratio del provvedimento.
Protestano anche alcune società, in verità una minoranza, che si vedono stravolgere i programmi in corso d’opera. Anche in questo caso va detto, tuttavia, che da mesi si parlava di un provvedimento di questo tipo. E che lo stesso Macalli l’aveva più volte annunciato in reiterate interviste, consigliando i presidenti di attrezzarsi da subito al cambiamento incombente. Gli addetti ai lavori non possono, dunque, sostenere che la riforma delle rose non era stata preannunciata per tempo. Senza considerare che essa è stata ormai approvata dagli organi direttivi della Lega e fare un passo indietro appare impossibile.
Resta fermo che i club di Lega Pro potranno utilizzare un numero di over 21 eccedente quello prescritto (per la Prima Divisione il tetto è di 18). Il comunicato emesso dalla Lega è molto chiaro in proposito. Un club senza problemi economici potrà infatti comportarsi come meglio crede.
In caso di mancata osservanza delle disposizioni, la società inadempiente verrà esclusa dalla ripartizione delle risorse (contributi federali, quota parte contributo mutualità, quota parte contributo sponsor, erogazioni Lega e quant’altro), in base ai criteri di ripartizione emanati o in via di emanazione dalla Lega stessa. Restano tuttavia salvi ed impregiudicati eventuali provvedimenti afflittivi di competenza federale.
La palla passa dunque, come è giusto che sia, alla Figc. Che dovrà assumersi le sue responsabilità e cui non resta, peraltro, che approvare i provvedimenti della Lega Pro per non creare pericolose spaccature al suo interno. Eventualmente fissando criteri di graduazione. Ma, anche, rafforzando le nuove norme con provvedimenti afflittivi non solo di natura economica.
Sergio Mutolo - www.calciopress.net