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Dom, 03 Ago 2008 18:06:00

Lega Pro, la prima a rischio?


Il Consiglio direttivo dell'Associazione italiana calciatori ha comunicato che, nella prima giornata di campionato, le squadre di Prima e Seconda Divisione non scenderanno in campo. Si protesta contro le nuove norme imposte dal presidente, Mario Macalli. In segno di solidarietà, le squadre di Serie A e B scenderanno in campo con 30 minuti di ritardo.

Il pallone unico


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Sarebbe a rischio la prima giornata di campionato della neonata Lega Pro. Il Consiglio direttivo dell'Associazione italiana calciatori ha comunicato che, nella prima giornata di campionato, le squadre di Prima e Seconda Divisione non scenderanno in campo. Inoltre, per solidarietà e sempre nella prima giornata di campionato, le formazioni di Serie a e di B scenderanno in campo con 30’ minuti di ritardo. Insomma una presa di posizione importante, più o meno condivisibile.

Il parere personale di chi scrive è in linea con le decisioni prese dalla Lega Pro. Lo abbiamo detto più volte: in questa categoria c’è bisogno di dare spazio alle giovani leve, riportando la Prima Divisione ad essere il vero vivaio delle categorie maggiori. D’altro canto bisogna sottolineare come le distanze tra i calciatori di Lega Pro e quelli delle categorie superiorisiano nettamente diverse, soprattutto dal punto di vista economico.

Non si riesce quindi proprio a capire, o meglio lo comprendiamo benissimo, come si possa essere contrari a prese di posizioni che attengono alla valorizzazione del futuro del calcio italiano. D'altronde, come non ricordare le limitazioni analoghe imposte in Serie B e non contrastate da alcuna associazione? Come mai, allora, questa ostinata diatriba contro le decisioni della Lega Pro? Forse perché i club maggiori non avranno più l’opportunità di “scaricare” quelli che Macalli, e non solo, chiama vecchi “elefanti”?

Sosteniamo, e non certamente per piaggeria, la riforma iniziata dal presidente della Lega Pro. Come, siamo sicuri, l’approverebbero in toto tutti quei tifosi che hanno visto fallire la propria squadra a causa di gestioni scellerate, che hanno investito troppo e male, fino a far scomparire anni e anni di storie calcistiche.

Bisogna fare un passo indietro, tutti. Altrimenti il prossimo anno altre piazze rischieranno l’estinzione calcistica. E se la Serie A risulta in salute, e supportata dai paperdollari dei diritti Tv, forse è veramente arrivata l’ora che si scinda dagli altri. E che metta sul piatto della secessione parte dei propri proventi a difesa delle categorie che, da sempre, hanno foraggiato i propri organici senza l'aiuto di contributi piovuti dall'alto.
 

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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