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Ven, 05 Set 2008 11:38:00

Fiorentina, un nuovo modello di calcio


Estate 2002, morte apparente del calcio a Firenze. Retrocessione in B, cancellazione dalla Figc e ripartenza dalla C2. Tutto sembra finito. In sei anni la Fiorentina si riprende la Champions League. Costruisce un modello di calcio nuovo e vincente.

Fiorentina, un altro calcio


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Forse è vero che non tutto il male viene per nuocere, anche se in molti non saranno d’accordo. Lo dimostra l’incredibile parabola della Fiorentina a partire dal suo tracollo targato 2002. La squadra, al termine della stagione 2001-02, retrocesse in serie B. La deriva era già iniziata nell’estate del 2000 con la cessione di Batistuta (il Re Leone, giocatore simbolo del club, tuttora primatista con 152 gol delle reti segnate in Serie A da un giocatore in maglia viola) e proseguita l’anno seguente con le partenze di Rui Costa e Toldo.

 

Ma non era finita qui. Il primo agosto del 2002 la Figc escluse l’AC Fiorentina dal campionato di Serie B per un passivo di 22 milioni di euro non pareggiato dalla gestione Cecchi Gori. Il Tribunale Civile di Firenze ne decretò il fallimento e la Ternana venne ripescata in cadetteria. Sembrava tutto finito. Ma le cose non sempre sono come sembrano. Per buona sorte dei tifosi viola sbarcò a Firenze Diego Della Valle che, grazie alla mediazione del sindaco, fece ripartire dalla C2 il calcio fiorentino con il nome di Florentia Viola.

 

Il 15 settembre del 2002 la neonata Florentia Viola debuttò con il Castelsangro al Franchi, in uno stadio strapieno, iniziando la sua nuova avventura nel campionato di C2 tra il costante tripudio dei suoi tifosi. Dopo sei anni il miracolo, con la nuova Fiorentina dei Della Valle che torna a giocare in Champions League. E si riprende nel calcio che conta, con inaudita tenacia, il posto che le era stato strappato. Storia nota e per certi aspetti controversa. Visto che al club toscano venne, in modo secondo alcuni discutibile, abbonato il difficile passaggio in C1.

 

Arrivano oggi da Firenze due notizie che fanno bene al cuore. Confermano che costruire un calcio diverso è possibile, sempre e comunque.

 

La prima è che, dopo gli elogi pubblici giunti dal presidente Dell’Uefa Platini e da quello della Figc Abete sul nuovo modello di calcio costruito a Firenze, l’Osservatorio del Vicinale ha reso noto che la mitica Curva Fiesole, covo dei sostenitori viola, occupa con la Lazio il primo posto tra le tifoserie virtuose del calcio italiano. Un luogo dove si sostiene la squadra del cuore in modo non contaminato (ricordiamo agli appassionati della Lega Pro che la tifoseria viola è, da sempre, gemellata con quella altrettanto straordinaria dell’Hellas Verona) dove realizzare un modello culturale che è il solo in grado di salvare dalla deriva questo sport meraviglioso. Tanto che in futuro Firenze potrebbe presto candidarsi coma la prima città italiana destinata ad abbattere le barriere all’interno di uno stadio di calcio.

 

La seconda riguarda il fatto che la città si appresta ad accogliere, con spirito di amicizia e di condivisione, le tifoserie che arriveranno a Firenze per assistere alle gare di Champions League al Franchi. In via dei Neri, storica strada vicina a Piazza della Signoria dove fu realizzata lo scorso giugno la manifestazione “quattro passi sotto un cielo viola” (per festeggiare la conquista del quarto posto in serie A), il comitato dei commercianti ha chiesto di trasformarla in una sorta di punto di accoglienza e di incontro per le tifoserie avversarie. Un luogo di fair play. Nell’ottica di un calcio che significhi anche fare un brindisi insieme e godere dell’ospitalità di una città splendida come Firenze.

 

Notizie che nessun vero tifoso potrà accogliere con freddezza, perchè vanno nel senso di quella interpretazione che si vorrebbe vedere sotto ogni latitudine. Speriamo che la Lega Pro che ha la sua sede proprio a Firenze e respira la stessa aria del club viola, con in testa il suo presidente Macalli, ne tragga ispirazione. Il calcio è anche, e soprattutto, spirito di condivisione. Non certo e non solo violenza gratuita. A volte, nella vita, per ritrovarsi bisogna prima perdersi. E ringraziare, a posteriori, di essersi perduti.

 

Sergio Mutolo - www.calciopress.net


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