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Sergio Mutolo

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CalcioPress_019 In Formula Uno la crisi è catastrofica. L’abbandono annunciato dalla Toyota è solo l’ultimo anello di una catena fatta di ritiri dolorosi, che stanno impoverendo lo spettacolo offerto dai Gran Premi. Segnali precisi che sembrano provenire da un pianeta alieno, anche se indicativi di una realtà contestuale ormai precaria. Nel mondo del calcio, “more solito”, nessuno raccoglie. 

La crisi economica globale e l’opaca gestione Mosley (almeno secondo il Ferrari-pensiero) stanno affossando la Formula Uno, che perde un pezzo dopo l’altro. Ultima in ordine di tempo a sventolare i fazzoletti in segno di addio è stata la Toyota. I suoi piloti (tra cui l’italiano Jarno Trulli) restano a piedi. Impossibile continuare a investire 300 milioni di euro l’anno per disputare i Gran Premi in presenza di una situazione congiunturale catastrofica che ha comportato, per il colosso giapponese, una perdita operativa di 4 miliardi di euro nel corso del 2008. 

L’abbandono di Toyota segue quelli di Honda, Bridgestone e Bmw. Anticipa l’altro, ormai prossimo, della Renault. La casa francese rimarrà solo come fornitore di motori. Hanno ragione in Ferrari quando dicono “In Formula Uno sembra di assistere a una parodia di ‘Dieci piccoli indiani’, il romanzo di Agatha Christie dove il colpevole si scopre soltanto quando tutti i personaggi sono morti, uno dopo l’altro”. 

Il fatto che al posto dei colossi che se ne vanno potrebbero schierarsi, il prossimo anno, scuderie come Manor, Lotus, USF1 e Campos Meta (se poi decideranno davvero di scendere in campo a bocce ferme) non sposta di una virgola la riflessione in corso nel mondo della Formula Uno. La crisi si taglia con il coltello, le grandi firme mollano, il livello tecnico scema, lo spettacolo perde appeal e il pubblico (soprattutto quello televivo) non ha più interesse verso il prodotto.

Quelli che arrivano dalla Formula Uno sono segnali che dovrebbero essere seriamente meditati dal pianeta calcio internazionale e nazionale. In Italia, il mondo del football viaggia da anni molto al di sopra delle proprie possibilità economiche e continua a confidare nella manna dei diritti tv. Senza rendersi conto che la crisi è catastrofica. E che, alla fine, anche la mucca mediatica potrebbe smettere di farsi mungere. 

Speriamo che qualcuno finalmente apra gli occhi. Diversamente l’adagio dei “Dieci piccoli indiani” potrebbe cominciare a valere anche per un calcio che continua a vivere, ma non a prosperare, in una bolla totalmente avulsa dal contesto. Nell’ipotesi, denegata nel caso di specie, che niente e nessuno debba mai procedere a una robusta potatura. Prima che l’albero cada sotto il peso di rami secchi non più sostenibili, travolgendo anche ciò che di ancora integro gli sta intorno. 

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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