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32^ Giornata Nocerina vs Hellas Verona [Serie Bwin 2011-2012]

(Calciopress – Sergio Mutolo) Le prove d’amore dei tifosi gialloblù verso l’Hellas Verona, incagliato in un campionato mediocre trascorso finora in modo ancora più mediocre sotto il profilo dei risultati, sono state infinite. Un sostegno che prescinde dalla categoria e dai risultati sul campo, ma che attiene solo all’attaccamento alle maglie. Un fatto è certo: in mezzo al caos e all’opacità di valori che affligge il calcio moderno, i fantastici “butei”  dell’Hellas si portano le maglie nella mente e nel cuore. 

Per chi ancora non lo sapesse i “butei” sono i tifosi dell’Hellas. Tutte le volte che il Verona gioca in casa riempiono di cori e di colori il Bentegodi. Nè mancano mai di sostenere la squadra anche in trasferta. Per loro, le distanze non  contano.

Epico l’esodo a Busto Arsizio, nella gara con la Pro Patria durante la prima stagione in C1, quando lo Speroni si colorò di gialloblù. E addirittura in 4mila hanno seguito la prima uscita della loro squadra del cuore nel ritiro di Fosse, agli albori della stagione in corso, solo per assistere a una partitella senza pretese.

I “butei” hanno sottoscritto oltre diecimila abbonamenti. Il sito web ufficiale della società ha seguito l’evento, perché di questo si tratta in una categoria periferica come la terza serie nazionale, con una diretta in tempo reale sulla vendita dei tagliandi. Un’iniziativa interessante e meritoria, che offre un interessante spaccato della variegata tipologia del tifo scaligero.

Nessuna sorpresa per chi, come noi, li segue con stima e simpatia da quando le maglie gialloblù precipitarono nell’inferno della serie C1 dopo lo sfortunato spareggio con lo Spezia, al Benetgodi, che li condannò ad abbandonare la cadetteria. Due stagioni contrassegnate da un legame con le maglie che trova rara rispondenza nel panorama calcistico italiano, dove pure le piazze passionali non mancano di certo.

Sono state infinite le prove d’amore dei “butei” verso l’Hellas, rimasto incagliato in un campionato mediocre attraversato finora in modo ancora più mediocre sotto il profilo dei risultati. Un sostegno che prescinde dalla categoria e dai risultati sul campo, ma che attiene solo a un  formidabile attaccamento alle maglie. I tifosi scaligeri, semplicemente, si portano i colori gialloblù nella mente e nel cuore. Sempre, comunque e dovunque.

L’ennesima dimostrazione d’affetto offerta dagli oltre diecimila abbonamenti sottoscritti, un traguardo superato in questa categoria solo da Genoa e Napoli, nasce anche sulla spinta dell’entusiasmo suscitato dal presidente Martinelli.

Il nuovo patron, espressione di una “veronesità” che trova ampio spazio in tutti i ruoli chiave della compagine societaria,  ha avuto gioco facile nel riaccendere una voglia di partecipazione all’evento sportivo che i “butei” sanno esprimere sul campo come poche altre tifoserie italiane.

In tempi di pay tv e di spettacoli taroccati venduti a poco prezzo, i tifosi gialloblù ci riportano indietro nel tempo. A un calcio antico del quale si è offuscata (persa?) la capacità di emozionare. Una lezione di stile della quale tutti gli addetti ai lavori dovrebbero (dovranno) tenere conto. Senza tifosi allo stadio il calcio è morto. I fantastici “butei” dell’Hellas ne sono la prova provata.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

 

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