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Calciopress_06 In Italia il calcio sembra aver bisogno di eroi chiamati a ribaltare situazioni drammatiche. In epoca recente Fiorentina, Napoli e Torino, per fare solo alcuni esempi eclatanti, li hanno trovati in Della Valle, De Laurentiis e Cairo. Salvatori della patria senza i quali le squadre sarebbero forse sparite dal calcio che conta. 

Il calcio? Al pari della politica, di cui è un’evidente metafora, in Italia sembra aver perso ogni slancio. Non è proiettato verso il futuro, come dovrebbe essere, ma ripiegato sul passato. Intrappolato nella sterile gestione di un eterno e obsoleto presente. Non ci sono stelle polari cui ispirarsi. Nè orizzonti verso i quali proiettare lo sguardo. Il calcio nostrano sembra teso, un po’ meschinamente, a preservare lo status quo. A proteggere gli interessi dei pochi, a scapito di quelli dei molti.  

Nessuno sembra più capace di vendere i sogni, che sono la materia prima di questo magnifico sport. Non a livello federale, dove predomina l’arido minimalismo di conservare la poltrona e di non mettersi mai in gioco per il rischio di perderla. Ma neppure a livello di club, dove si assiste in molti casi al succedersi di presidenze e dirigenze opache. Assolutamente inabili a trainare la passione che, nonostante tutto, ancora sopravvive nel cuore delle falangi di tifosi che amano questo sport. 

Il calcio è governato da dirigenti anagraficamente e biologicamente vecchi. Gente che neppure si pone il problema di doversi rigenerare per rinnovare il prodotto che stancamente gestisce. Incapace di affrontare il percorso necessario per frantumare schemi ormai ingessati e dare vita a una palingenesi che, sola, può far implodere i vecchi modelli di riferimento.  

E i giovani, dove sono finiti? Evaporati dagli spalti, dove l’età media degli spettatori non fa che salire. Come è vecchio il manico, altrettanto lo sta diventando il pubblico. Per tornare ad attrarre i giovani, sui quali si dovrebbe costruire il futuro, occorrerebbe uno scatto di fantasia che nessuno pare in grado oggi di produrre.  

L’assenza cronica di iniziative e la gestione strascicata di questo derelitto presente, stanno finendo per portare il football nostrano a un progressivo inaridimento, tra uno spezzatino e l’altro più o meno indigesto. Si potrebbero seppellire, in tal modo, anche gli ultimi ardori. Non è questo il calcio che vorremmo. Prigioniero dei suoi errori e delle sue stanche abitudini.  

“Beato il popolo che non ha bisogno di eroi”, diceva Bertolt Brecht. Così non sembra essere per il pianeta calcio italiano, che di eroi ha sempre avuto, invece, assoluta necessità. Ne sono prova provata, in epoca recente, Fiorentina, Napoli e Torino. Squadre in simbiosi con le città di cui portano i colori. Eppure, senza il provvidenziale intervento di persone come Della Valle, De Laurentiis e Cairo, sarebbero forse sparite per lustri dal calcio che conta. 

Club ben amministrati e inseriti all’interno di un sistema ben regolato non avrebbero bisogno, per risolvere i loro problemi, di affidarsi al solito cavaliere bianco. Quello che ogni tifoseria si aspetta di vedersi paracadutare da chissà dove quando arrivano i tempi cupi che potrebbero prima o poi toccare a tutti. Il caso recente del Pisa fa testo. 

Servirebbe ben altro, al pianeta calcio italiano, per fare a meno di eroi. Vale a dire contare su persone davvero capaci di prendere in mano il bastone di comando e, con il carisma necessario, riportare il movimento sulla strada da cui è stato allontanato con tanta bieca pervicacia.

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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