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Sergio Mutolo

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Casteltodino Un plauso ai dirigenti della squadra di calcio del Casteltodino (nella foto: panorama), che partecipa al Campionato Regionale Umbro di seconda categoria (girone E). Come abbiamo già raccontato, il presidente Massimo Venturi ha deciso di ritirare la squadra che stava giocando una partita in trasferta sul campo del Bosico. La ragione? Un  giocatore di colore era bersaglio di insulti razzisti e l’arbitro  non si decideva a prendere provvedimenti.

Tutto è spiegato in una lunga lettera inviata all’edizione regionale del Messaggero. Riteniamo utile e necessario riportarne di seguito ampi stralci,. Si tratta di contenuti che meritano il massimo rilievo e il più grande rispetto.

Siamo una squadra di calcio di un paesino dell’Umbria di circa 1.300 anime, partecipante al Campionato Regionale Umbro di seconda categoria girone E, denominata Associazione Sportiva Dilettantistica Nuova Casteltodino, proprio dal nome della località in provincia di Terni. Da quest’anno nella nostra squadra militano due giocatori di colore rispettivamente di 25 e 19 anni. Sono nati e vivono a Casteltodino, da genitori emigrati in Italia (uno dei due ragazzi ha perso il padre, deceduto da anni), perfettamente integrati e stimati da tutta la piccola cittadina. Sono bravi ragazzi, studiosi e lavoratori, che hanno la passione per il calcio. Purtroppo, anche nell’ultima giornata di campionato disputata ieri, abbiamo dovuto registrare un nuovo, odioso episodio di razzismo nei confronti dei ragazzi. Non è il primo e probabilmente non sarà l’ultimo, ma ha segnato in maniera spiacevole una gara che scivolava via, risultato a parte, sui binari della perfetta e leale sportività. In una fase di gioco, concitata quanto si voglia ma comunque nell’ambito della correttezza agonistica, un avversario ha apostrofato platealmente e a voce alta il ragazzo più piccolo dei due con l’appellativo di “sporco negro”. Tra l’altro, a ridosso del terreno di gioco, erano presenti alcuni ragazzini di 10 o 12 anni che aspettavano il proprio turno per giocare su quello stesso terreno di gioco e che sono stati costretti, loro malgrado, ad assistere a questo episodio non certo edificante ed educativo…Questa denuncia è volta a cercare di sensibilizzare un ambiente in cui gli esempi anche ai massimi livelli non mancano, di concerto alle direttive UEFA e dei vertici nazionali della FIGC che provano a contenere questi episodi di razzismo…Vogliamo ricordare che la squadra sta lottando per il primo posto in classifica, attualmente è seconda, ma questo non ci ha condizionato: abbiamo deciso il ritiro volontario della squadra prima della fine della partita. Lo abbiamo fatto nella piena consapevolezza che oltre a precludere una possibile rimonta (mancavano circa dieci minuti alla fine), i regolamenti ci costringeranno probabilmente alla sconfitta a tavolino ed a possibili sanzioni pecuniarie e di classifica, in quanto il direttore di gara ha dichiarato di non aver sentito nulla. Ma abbiamo preferito questo tipo di protesta anteponendola al risultato. Riteniamo che sia un dovere civile e un atto di lealtà, un’assunzione di responsabilità che spetti a chi ha a cuore i valori e l’etica sportiva (Il Consiglio Direttivo della A.S.D. Nuova Casteltodino)”.

Giunti al termine di questa lunga ma istruttiva lettura, non resta che fare una riflessione. Quando accadono episodi del genere, rinasce dentro acuni di noi la speranza che le cose potranno cambiare nel mondo del calcio (e non solo), se riuscirà a prevalere la parte più sana del sistema.

Quella che arriva da Casteltodino è una lezione di dignità e civismo alla quale dovrebbero uniformarsi tanti grandi dirigenti di grandi club della serie A italiana che, quando parlano di razzismo, si riempiono la bocca di frasi fatte. Ma che di ritirare la squadra dal terreno di gioco, assumendosi la responsabilità di questa decisione anche verso i propri tifosi, non hanno finora avuto il coraggio.

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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