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Polizia in tenuta antisommossa Le tante (troppe) teste d’uovo che hanno il compito istituzionale di risolvere il problema della sicurezza negli stadi italiani (Casms, Osservatorio e quant’altro), parlano talora di cose che non sanno e si ingegnano per risolvere problemi che non conoscono. Per farlo in modo più coerente, dovrebbero sapersi mettersi dal punto di vista degli utenti, cioè dei tifosi. Accade, viceversa, che la maggior parte di loro frequenta di norma le dorate tribune vip e ha una visione deformata del problema.

Un esercizio utile e consigliabile, per costoro, sarebbe quello di andarsi a rivedere “Brubaker” (USA, 1980, regia Stuart Rosenberg). La storia di questo film è basata su un fatto reale. Vale a dire sulle esperienze di Thomas O. Murlan che, nel 1968, diede le dimissioni da direttore del Penitenziario Statale dell’Arkansas perché le sue riforme carcerarie avevano messo in difficoltà il governatore dello Stato. Robert Redford-Brubaker, nuovo direttore di un carcere (sempre dell’Arkansas), mette a nudo nel plot cinematografico le vergogne di un universo dominato dalla violenza e dalla corruzione. Ci riesce camuffandosi da detenuto e confondendosi con i reclusi prima di assumere il suo mandato. Solo così facendo potrà approcciare e capire, dal suo interno, la complessa realtà con cui si appresta a convivere.

Quando si parla di calcio, chi ne sa più del mondo ultrà? Un universo che mastica pallone tutti i giorni e tutti i mesi dell’anno. Persone che affrontano i disagi di trasferte lunghe e pesanti pur di seguire le sorti della squadra del cuore, per di più costrette a frequentare curve fatiscenti di stadi obsoleti ed esposti alle intemperie più aspre.

Nessuno mai chiede il punto di vista degli ultras, ovvero di un importante segmento del calcio italiano, quando si tratta di affrontare problematiche e riforme sostanziali.Visto che nessuno li interpella, gli ultras ci pensano da soli a esprimere il loro punto di vista. Si servono del web, un sistema che ha rivoluzionato la comunicazione e che per questo qualcuno pensa di riuscire a imbavagliare.

Ecco così che Sergio Stracca, nel suo blog Dentro lo Stadio, ci informa che su Facebook oltre duemila ultras (finora) hanno aderito a un gruppo che si chiama “No euro 2016”. Sono gli stessi che hanno esultato quando, nel 2007, Euro 2012 venne sottratta all’Italia. Boicottano con tutti i mezzi questa candidatura. Hanno stampato adesivi che già si vedono negli stadi italiani. Invitano chi la pensa come loro a mandare un messaggio sul sito della Uefa, nella pagina dei forum. Un escomatage, che ha lo scopo finale e precipuo di esprimere la linea di pensiero del pianeta tifo in tema di sicurezza negli stadi italiani.

Il presupposto di questo social group è molto semplice. Come può ospitare un Campionato d’Europa un Paese come l’Italia che non riesce a garantire la sicurezza in partite del calcio minore nelle quali è vietato l’accesso alla tifoseria ospite? Parliamo di gare come Audace Cerignola-Bisceglie (Dilettanti) del 31/1/2010, Castrovillari-Vigor Lamezia (Dilettanti) del 31/1/2010,  Alba Sannio-Atletico Nola (Dilettanti) del 31/1/2010, Virtus Volla-Atletico Nola (Dilettanti) del 7/2/2010;  Acireale- Due Torri (Dilettanti) del 10/2/2010 (ma si potrebbe continuare all’infinito con questo elenco, ndr). Gli ultras  pensano che l’Italia, proprio per questa ragione, non abbia il diritto di organizzare gli Europei del 2016.

Il nostro governo, attraverso il Ministro dell’Interno, mantiene l’ordine pubblico operando discriminazioni territoriali e chiudendo i settori ospiti. Molte partite di cartello sono vietate ai tifosi che non vivono nella città dove si gioca la gara e per quelli di fuori è impossibile acquistare i tagliandi. Si porta avanti il progetto “tessera del tifoso”, un documento che gli ultras respingono su tutta la linea. Chiudere i settori ospiti e alzare barriere territoriali per ostacolare l’acquisto dei biglietti, dimostra semplicemente una cosa per gli ultras (e non solo): l’Italia non è in grado di organizzare gli Europei del 2016.

Gli stadi italiani sono sempre più vuoti rispetto alle stagioni precedenti e ormai trasformati in cadenti cattedrali del deserto. Se il calcio che conta sopravvive è solo grazie all’ossigeno della pay tv, che alla fine si stancherà di erogarlo. Ma, nelle serie minori, il calcio sta lentamente morendo.Questa l’analisi (logica) degli ultras, e non solo. Chiara e limpida come poche altre. Possibile che chi sta nelle stanze dei bottoni non riesca a capirlo?  

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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