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Fiorentina_Mutu Tra circa due settimane andrà a sentenza il caso di doping in cui è rimasto coinvolto il giocatore Adrian Mutu, attualmente sospeso dal Coni in via cautelativa. La difesa del fuoriclasse della Fiorentina dovrà vedersela con l’agguerrito procuratore capo dell’antidoping, Ettore Torri. Cerchiamo di capire la linea che intendono seguire i legali del rumeno.

Si tratta innanzitutto di dimostrare la non recidività. Mutu è stato già trovato positivo alla cocaina durante la sua esperienza nella Premier League inglese, quando giocava con il Chelsea. Secondo i legali del giocatore quell’accertamento sarebbe privo di valenza in quanto non riconducibile alla Wada. Diverso il punto di vista della procura del Coni: essendo state le analisi ritenute valide dalla Fifa, che ha comminato al giocatore una multa di 17 milioni di euro, si dovrebbe ritenere acclarata la recidività.

La questione è di vitale importanza per Mutu e, di riflesso, per la Fiorentina. Se fosse accolta la sua tesi, la squalifica potrebbe essere circoscritta in tre mesi (già parzialmente scontati all’atto della sentenza). Ciò in quanto la sibutramina rientra, secondo la Wada, tra le sostanze che un atleta assume senza avere la volontà di influenzare la prestazione sul piano sportivo. Se prevalesse la tesi accusatoria sostenuta dal Coni, lo stop si protrarrebbe almeno per un anno.

Superato questo primo scoglio ne resta da superare un secondo non meno arduo, vale a dire dimostrare la buona fede del giocatore. La “capsula de stablit” è prodotto di erboristeria con proprietà lassative e usato per dimagrire di origine cinese, acquistato in Romania da Mutu su consiglio della madre. Sulla confezione appare la dicitura “100% natural” e non viene fatto alcun cenno alla sibutramina. Considerata alla stregua di un integratore alimentare, il prodotto (certificato dagli organi preposti sia cinesi che rumeni) era venduta fino a qualche tempo fa anche in Italia.

Basteranno questi elementi a comprovare la buona fede? Resta il fatto, censurabile sotto vari profili, che Mutu ha iniziato a usare questa sostanza già da gennaio, dopo averne provate altre inefficaci ma del cui utilizzo la società era a conoscenza (e su cui si era dichiarata concorde). Aver proceduto a questa scelta senza informare preventivamente lo staff sanitario del club, configura una leggerezza non adeguata al profilo di un giocatore professionista (si sostiene che un giocatore non dovrebbe cambiare neppure il dentifricio senza avvisare la società per cui è tesserato).

Il quadro non è affatto chiaro e si presta a molte interpretazioni, come si intuisce. La posizione di Mutu resta complicata. Nessuno è in grado di fare previsioni sull’esito di una sentenza che potrebbe pesare non poco sul futuro del giocatore e del club viola dei fratelli Della Valle. 

Sa. Mig. – www.calciopress.net

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