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2009_Hellas_Esultanza La gioia di giocare al calcio vive in ogni ragazzo che ama questo sport. Farlo da professionisti rende la cosa assai più esaltante. Segnare un gol, poi, è l’apoteosi. Chi non ricorda l’esultanza mundial di Marco Tardelli, replicata da Fabio Grosso nel mondiale di Germania? Penso che chi ha vissuto quei momenti da spettatore abbia ben impresso quelle corse a braccia levate, quelle espressioni del viso che rappresentavano un misto di gioia e commozione.

Ma senza andare agli estremi, potremmo fare una sorta di cronistoria delle esultanze e di come si sono diversificate nel tempo, al punto da indurre le varie istituzioni calcistiche a prendere provvedimenti per limitarle. E, in certi casi estremi, punirle.

Chi fu il primo calciatore italiano a togliersi la maglia dopo un gol? I nostri ricordi ci rimandano al bomber della Roma anni ’80, Roberto Pruzzo. Si passò poi alla maglia sul volto di Ravanelli, e via dicendo.

A mio personale parere l’esultanza è una gioia personale da condividere con il resto della squadra e con i tifosi e, per questo motivo, non dovrebbe essere soggetta a restrizioni. Tanto per intenderci, ammonire un giocatore perché dopo un gol si toglie la maglia appare una sanzione eccessiva. Un provvedimento ridicolo, a dirla tutta, se lo si equipara a interventi di gioco pericolosi per l’incolumità dei giocatori che vengono sanzionati con lo stesso metro.

Da quando poi si è presa posizione quantificando i recuperi in maniera più o meno certa, il direttore di gara ha tutta l’autorità per imporre recuperi importanti dopo esultanze particolari. Siamo invece d’accordo con chi vuole vietare le sottomaglie con dediche o slogan di carattere religioso-politico. Credo infatti che queste situazioni dovrebbero restare fuori dagli ambiti calcistici o, quantomeno, non andrebbero esaltati con maglie bizzarre da esporre.

Cosa dire poi del povero Alex Del Piero? Lui la maglia non la toglie, sostituendo questo gesto con una simpatica “linguaccia”. Niente da fare, la Cassazione ha stabilito che fare la linguaccia è reato, e quindi punibile. Ed allora “zac”, tagliare, signor Del Piero. Niente più lingua esposta per esultare ai suoi gol, pena una bella denuncia dal moralista di turno.

Che tristezza vedere un ragazzo di 20 anni che non esulta a un suo gol. Sembra un rituale violato che spiazza anche i tifosi, che lo vorrebbero vedere correre sotto la curva per un abbraccio collettivo virtuale. Esulta Mario, e fallo con la fantasia dei tuoi 20 anni, che di tempo per essere triste ne avrai abbastanza quando i gol non arriveranno. Allora, forse, rimpiangerai le mancate corse verso la curva. Con le braccia sollevate al cielo per gioire della tua impresa e condividerla con chi ti vuole bene. 

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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