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Sergio Mutolo

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Capello Fabio Capello è un emigrato di lusso. Allena la Nazionale inglese e vive a Londra. Ha vestito per un giorno i panni di docente all’Università di Parma, intrattenendo gli allievi del master in organizzazione dello sport e dello spettacolo sportivo. Capello è stato chiamato per analizzare le differenze fra tre realtà calcistiche da lui ben conosciute: Italia, Spagna e Inghilterra. Un confronto che vede il nostro paese irrimediabilmente battuto su tutti i campi. L’analisi del tecnico friuliano sui tanti (troppi) mali che affliggono il calcio italiano è impietosa in materia di organizzazione. Stadi. Merchandising. Ordine pubblico. Strapotere della moviola. Calcio italiano sulla pay tv. Perdita di appeal. Cosa fare? La malattia secondo Capello è curabile. Servono il ripsetto delle leggi vigenti. Occorrono provvedimenti urgenti. Sono fondamentali, soprattutto, gli stadi multifunzionali di proprietà dei club.

Stadi. Gli impianti italiani sono fatiscenti e non sono di proprietà dei club. Ormai lo stadio multifunzionale è diventato una necessità. In Inghilterra ce l’hanno tutti, anche i club della terza serie nazionale (la nostra Prima Divisione di Lega Pro). In Italia, invece, ci si arena sempre sui soliti problemi burocratici. Ai politici bisognerebbe avere il coraggio di dire: ce le date o no le licenza per costruirli questi stadi?

Merchandising. In Italia i ricavi attinti da questo settore semplicemente non esistono. Fuori da San Siro si possono trovare migliaia di maglie taroccate, nonostante la legge ne proibisca la vendita. Così si supera qualsiasi decenza. Anche in questo caso le leggi ci sono, ma non vengono applicate.

Ordine pubblico. In Italia non si applicano le leggi. Avevano detto che erano severamente vietati petardi, striscioni, lanci di oggetti. Invece vedo che tutto continua e nessuno punisce seriamente i colpevoli. Per giunta gli ultrà diventano protagonisti grazie alle riprese tv, che inquadrano ogni striscione volgare, ogni impresa negativa. Alla faccia del diritto di cronaca, dico che se non si inquadrassero certe brutte cose magari la situazione migliorerebbe. Certe frange si spettatori non hanno cultura sportiva e vogliono essere protagonisti in negativo. Non devo fare altro che ripetere le stesse cose che ho già detto e per cui sono stato già ampiamente criticato. Non ho cambiato idea e non mi interessa se purtroppo ho avuto ragione.

Lo strapotere della moviola. Lo strapotere della tv e della moviola, lo strumento principale di tutte le trasmissioni che si occupano di calcio, è un dato di fatto. La moviola, però, ormai serve solo a eccitare gli animi.

Il calcio italiano visto sulla pay tv. Il calcio italiano perde progressivamente valore. Il pubblico televisivo di tutto il mondo vede stadi scomodi e mezzi vuoti. Vede spesso incidenti. Giorni fa a Varsavia, prima del sorteggio per gli Europei del 2012, due diversi allenatori mi hanno chiesto: “Fabio, ma come mai nelle partite del campionato italiano vediamo stadi mezzi vuoti?”. Ecco, all’estero si stanno accorgendo del declino dell’Italia, ed è un brutto segnale. Lentamente il campionato di serie A sta perdendo il suo valore, anche dal punto di vista commerciale. Non è una buona cosa per le pay tv.

Il fascino del calcio italiano. Il calcio italiano sta perdendo progressivamente il suo fascino. Ormai i giocatori preferiscono andare in Inghilterra nella Premier League o in Spagna nella Liga. E non dipende dagli ingaggi, che all’estero non sono tanto più alti che in Italia. E’ questione di appeal, di fascino che viene meno.

Cosa fare? Bisognerebbe fare qualcosa per invertire la situazione. Invece in Italia tutti fanno gli struzzi. Come si potrebbe migliorare? Con la volontà condivisa, da parte di tutti, che bisogna cambiare. Perché così non si può andare avanti. E tutti dovrebbero andare nella stessa direzione, non che al Nord si fa una cosa e al Sud un’altra. Ma per ora in Italia non succede niente.

So. Gian. – www.calciopress.net

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