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Prandelli_primo_pianoi La sconfitta con la Roma era stata una specie di mazzata. Giunta in coda a una partita dominata dalla squadra gigliata, l’imprevedibilità è (purtroppo per chi soccombe) la bellezza del calcio, aveva richiamato tutto l’ambiente alla dura realtà. Quella con la Sampdoria a Marassi ne è la quasi logica conseguenza.

Il piatto piange. La classifica, impietosa, segnala uno stato di crisi ormai non più latente. Evaporano le ambizioni, a lungo coltivate, sul ruolo di primo piano che la Fiorentina avrebbe potuto recitare in un campionato che la vede viceversa confinata in una posizione oggettivamente mediocre.

I tifosi si stringono intorno alla squadra. Non mollano. Espongono striscioni di sostegno. Accade da sempre, in una città come Firenze nella quale la simbiosi con le maglie è un dato acclarato. Tuttavia la sensazione che il futuro sia incerto e oscuro comincia, subdolamente, a catturare spazi della mente che rischiano di diventare praterie.

E’ forse giunto alla fine il ciclo di Prandelli e di Corvino? Questa è la domanda che si insinua nella mente degli appassionati. Un interrogativo cui si cerca di sfuggire, per non dare la risposta che affiorerebbe sulle labbra di chi se la pone.

Il fatto è che il Progetto Viola appare sempre più nebuloso. Sulla Cittadella è tutto ancora fermo. Sui campini, gli strappi con il Comune si succedono alle faticose ricuciture del sindaco Matteo Renzi (un tifoso doc).

I fratelli Della Valle, Diego e Andrea, appaiono un po’ distratti da questo bailamme e si  mostrano (forse) troppo poco attenti alle questioni tecniche. Il modo in cui è stato gestito il mancato ingaggio di Cassano dalla Sampdoria insinua il dubbio di una notevole caduta di attenzione da parte del management.

In questo contesto la Viola ingiallisce. Gli stimoli di Cesare Prandelli, necessari per proseguire lungo la strada che aveva intrapreso insieme alla dirigenza, rischiano di venire progressivamente a mancare.

Il prolungamento del contratto langue. I mediocri risultati della squadra non aiutano. I tifosi iniziano a pensare che il momento del distacco sia sempre più vicino.    

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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