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Sergio Mutolo

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Carabinieri in tenuta antisommossa La sicurezza negli stadi sta diventando un affare sempre più complicato da gestire. Divieti di trasferta. Pre-filtraggi. Tornelli. Limitazioni assurde alla vendita dei biglietti. Tessera del tifoso. Un incrocio di norme che non ha finora risolto il clima di violenze. Anzi, sta allontanando gli appassionati. Il Viminale pensa a un nuovo giro di vite. Servirà davvero a riportare le famiglie allo stadio? 

Secondo il Ministero degli Interni la gestione della sicurezza negli stadi del calcio italiano è ancora piena di buchi. Lo confermerebbero gli episodi di violenza registrati a Torino e a Udine, per fermarsi a due partite giocate di recente. Basta continuare a fare come si è fatto finora? Ovvero anticipare l’orario di arrivo dei tifosi allo stadio per migliorare il controllo agli ingressi? Parrebbe di no.

Un primo suggerimento che arriva dal Viminale è quello di utilizzare di più e meglio le telecamere a circuito chiuso di cui sono dotati gli impianti. Le domande che i tutori dell’ordine si pongono sono diverse. Una su tutte: per quale ragione non viene (quasi) mai individuato chi lancia un petardo o brucia un seggiolino o compie un qualsiasi atto di violenza durante la partita?

Un altro dato critico è il fatto che gli pseudo-tifosi arrestati (per esempio quelli di Udine, teppisti arrivati da Napoli al solo scopo di creare disordini) vengono di norma rilasciati il giorno dopo. Qui il richiamo è diretto alla magistratura, per la quale – almeno così sembra dalla larghezza usata nelle scarcerazioni – i reati da stadio sono considerati minori. Tuttavia il Viminale fa notare che i Daspo comminati quest’anno sono 909, rispetto ai 4.000 tuttora in atto. Cifre che devono far riflettere tutte le componenti interessate al problema.

I rimedi proposti? Un ulteriore giro di vite delle attività preventive di polizia. Si parla addirittura di vietare le partite in notturna, che sono maggiormente a rischio. Bisognerà vedere cosa ne pensano, sul punto, le pay tv (ovvero la mammella da cui attingono latte i club per sopravvivere a una crisi economica devastante). Si prospettano controlli più severi lungo le zone di pre-filtraggio e ai tornelli, per impedire l’introduzione di materiale vietato per legge. Staremo a vedere.

A proposito della Tessera del tifoso, la panacea di tutti i mali del calcio violento secondo il ministro Roberto Maroni, il documento dovrebbe diventare obbligatorio dalla prossima stagione. Finora in serie A hanno aderito solo in tre: Inter, Milan e Siena. Anche la Juventus si è dichiarata pronta ad adeguarsi. Il club bianconero ha fatto sapere che ciò avverrà in occasione della campagna abbonamenti della prossima stagione. Tutte le altre nicchiano o sono contrarie.

Intanto si sono perse le tracce della commissione congiunta Viminale-Lega Calcio, che si sarebbe dovuta riunire per risolvere i problemi connessi a un documento che la maggior parte dei club non gradisce e che il tifo organizzato respinge (in nome della violazione della privacy). Se il ministro Maroni non innesterà la retromarcia, tuttavia, la tessera sarà indispensabile per le trasferte a partire dal prossimo campionato. Ma, se questo dovesse avvenire, bisognerà che venga sanata nei punti deboli e che sia presentata non come uno strumento di polizia (quale oggi appare ai più). Perché è alla stregua di una ennesima schedatura che la vivono i tifosi da stadio.

Il fatto è che ci sarebbero centinaia di migliaia di tifosi che vorrebbero gustarsi le partite dal vivo. E che non ci riescono per tutti i paletti che si trovano ad affrontare. E’ da questi che si deve ripartire, rendendo il sistema di accesso più agevole di quanto non sia oggi. Per salvaguardare il futuro di un calcio che, diversamente, rischia la deriva. 

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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