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Platini La campagna per il fair play finanziario è stata lanciata da Michel Platini e dal Comitato Esecutivo della Uefa per contrastare il doping amministrativo. Un evento che altera i risultati sportivi, viola le regole della lealtà, mette in un angolo le pari opportunità e produce danni irreversibili sui bilanci. Lo dimostra il profondo rosso in cui versano (più o meno tutti) i club europei di un certo livello e, segnatamente, quelli che partecipano alla Champions. L’appartenenza alla Premier inglese, alla Liga spagnola o alla Serie A italiana non fa differenza alcuna in questo campo. 

Anche i tifosi si sono alla fine schierati a favore di un provvedimento preso a tutela delle società. Il rischio di veder cancellare le squadre del cuore ha spazzato via gli ultimi tentennamenti. Martedì sera i tifosi del Manchester United, in occasione della gara di Champions vinta con il Milan, si sono presentati a San Siro con i colori gialloverdi che erano poi quelli delle origini del club (quando si chiamava ancora Newton Heath). Lo hanno fatto in segno di protesta, invocando una sorta di ritorno all’etica del passato, contro il proprietario della società (il magnate americano Malcolm Glazer) che ha precipitato i conti in profondo rosso .

Le linee guida disegnate a Nyon prevedono una serie di passi obbligati. I due momenti focali sono il contenimento dei debiti entro percentuali prefissate del budget e il ricorso all’autofinanziamento. Il mancato rispetto di queste norme potrebbe comportare l’esclusione dei club dalle coppe europee. Per sovrintendere ai vari passaggi, che impegneranno circa tre anni di tempo, è stato creato anche un comitato di controllo (il “panel”) con la funzione di vigilare sull’applicazione progressiva delle regole. Il suo presidente è l’ex primo ministro belga, Jean-Luc Dehaene. Un nome che offre lustro e certezze organizzative all’iniziativa.

La battaglia avviata dalla Uefa in favore di un calcio in grado di ripristinare equilibri economici compatibili è dunque fattiva, condivisibile e (almeno a parole) condivisa. I punti critici che ostano all’attuazione di questa riforma sono, infatti, numerosi:

1) Determinazione dei tetti degli eventuali sforamenti.

2) Definizione delle poste di bilancio da escludere per non limitare eccessivamente gli investimenti futuri (si parla di tener fuori dal tetto le spese per i vivai o per la costruzione di nuovi stadi).

3) Messa a punto di una normativa, a carattere internazionale, che non interferisca con quelle applicate a livello nazionale.

4) Prevenzione e delimitazione dei ricorsi giudiziari (previsti a cascata).

5) Limiti all’indebitamento, una fonte alla quale finora i club sono ricorsi in maniera totalitaria (salvo ripianamenti del magnate di turno).

Una partita ardua da giocare. E però sono proprio le vittorie più contrastate quelle più belle da ricordare. 

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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