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Fiorentina_Franchi_viola Per non trascendere i fratelli Della Valle, Diego e Andrea, hanno scelto la strada del silenzio stampa. Un doppio arbitraggio andato ben oltre i limiti della decenza, quello di Ovrebo a Monaco (con il Bayern) seguito a ruota dall’altro di Rosetti a Firenze (con il Milan), ha significato per la Fiorentina altrettante sconfitte che ne potrebbero compromettere il futuro in Champions e in campionato. La rabbia dei patron della Fiorentina, motivata (perché no) anche dalle gravi perdite economiche che una tale eventualità comporterebbero, sembra più che giustificata visto l’oggettivo andamento delle cose.

Si tratta, a questo punto, di studiare la exit strategy per tirarsi fuori dalla complicata situazione in cui una classe arbitrale mediocre ha cacciato la squadra di Firenze. A questo punto sembra ovvio che i Della Valle alzeranno la voce. Lo faranno con la Uefa e Platini, con Abete e la Federcalcio, con l’Aia e il designatore Collina. Ma nel frattempo la stagione potrebbe andare a rotoli, con tutte le conseguenze del caso. A quanto potranno servire queste proteste ufficiali, significative nella forma quanto sterili nella sostanza? Nutriamo forti dubbi sulla loro valenza in una società arroccata dentro regole non scritte difficili da scardinare.

L’aspetto più grave della questione è, però, un altro. I tifosi viola (che erano in quarantamila ieri al Franchi) hanno avuto ancora una volta la sensazione, dopo Monaco (in settemila al seguito della squadra), di aver assistito anche a Firenze a una partita (apparentemente) taroccata.

Stanno perciò maturando la (pericolosa) convinzione che sia stato superato, nell’arco del breve arco temporale di due partite entrambe decisive, il limite del comune senso del pudore.

Il fatto è che i tifosi della Viola, eterni bambini come i milioni di Peter Pan che riempiono gli stadi a ogni latitudine e rappresentano l’architrave di questo magnifico sport, sono ben lungi dal credere che il calcio sia uno sport completamente “pulito”. In un’epoca in cui il dio danaro contamina tutto quello che tocca, sarebbe utopico pensarlo.

Però avrebbero la voglia di credere che la palla resta comunque rotonda e che in campo dovrebbe (così dicono) vincere il migliore. Salvo gli interventi salvifici, sempre ammessi, di quel “fattore C” che fa sempre parte delle regole del gioco. In una partita di calcio come nella vita. Se è vero che i tifosi fanno grandi sogni, è altrettanto vero che non si può giocare sporco con i loro sentimenti. Cerchiamo di non tirare troppo la corda. 

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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