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inter_mourinho(CALCIOPRESS) – Anche quella che doveva essere una serata di festa per la vittoria in Champions con il Chelsea è stata “sporcata” da alcune dichiarazioni del tecnico dell’Inter. Come riportato da tutti i quotidiani, l’allenatore portoghese non ha saputo cogliere l’occasione della vittoria per smorzare polemiche sterili. Ci riferiamo a quel “sono arrivato in Italia onesto e me ne andrò onesto. Questo paese non mi cambierà”. Come dire che questo è un paese di disonesti, con cui non si vuole confrontare e dal quale bisogna prendere le distanze. Dopo le manette, un’altra perla irriguardosa verso l’Italia (che comunque lo foraggia profumatamente). Non si sa per quale ragione tanto odiata e vituperata dal number one.

Un paese disonesto il nostro, almeno sotto il profilo sportivo e in particolar modo quello calcistico. Queste le conclusioni di un personaggio che davvero mancava in Italia. Un puro che cerca di non contaminarsi in un ambiente a suo dire marcio. Peccato che il suo Portogallo, non più tardi di due anni fa, sia stato travolto da un caso di corruzione eclatante. Una vicenda denominata dagli inquirenti “Apito Dourado” (fischietto dorato), una sorta di Calciopoli lusitana. L’inchiesta riguardava alcune partite del campionato 2003-2004, l’ultimo di Mourinho nel suo paese, con il Porto che fu indagato per tentata corruzione. Per quella indagine il Boavista fu retrocesso in serie B, mentre al Porto vennero tolti sei punti in classifica (scontati in quella stagione che lo vedeva primeggiare).

A causa di quella indagine la Uefa, (in base all’articolo 10.4, comma d) del regolamento 2008-2009) escluse il Porto dalla Champions League, in quanto si ritenne che quanto accertato dall’indagine corrispondeva “a un’attività volta a determinare o influenzare il risultato di una partita”.

Quindi, caro signor Mourinho, ci risparmi una volta tanto le sue lezioni di moralismo. Sul fatto che poi lei sia una persona onesta, non abbiamo dubbi. Ma nessuno, tantomeno il Belpaese ha intenzione di contaminarla. Resta fermo il fatto che, a parte il suo dorato ingaggio, in Italia non la trattiene nessuno. E’ libero di lasciare questa nazione marcia e corrotta per lidi più consoni al suo perbenismo. Qui le “manette” non le sono ancora state messe da nessuno. 

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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