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Taranto_Dellisanti Premessa doverosa: una partita storta ci può essere così come un punto conquistato immeritatamente. La gara di Giulianova, però, ha detto tanto altro.  In primo luogo ha confermato una difesa granitica, che non subisce reti da 476 minuti. Stavolta, comunque, l’imbattibilità di Bremec è stata preservata anche dalla buona sorte, rappresentata dai due legni colti dagli abruzzesi. Il secondo aspetto degno di considerazione è la sterilità offensiva dei rossoblu. Cinismo a parte, il Taranto visto allo stadio “R. Fadini” ha oggettivamente creato poco. In ogni caso le colpe non sono addebitabili esclusivamente alla poca mobilità degli avanti jonici, in quanto incursioni sulle catene laterali e sovrapposizioni se ne sono viste davvero poche. Stesso discorso, ovviamente, per i traversoni dal fondo. A memoria ricordiamo i due effettuati da Cuneaz nel primo tempo e nulla più. In buona sostanza è bastata una banda di ragazzotti volenteresi (e ben addestrati dall’esperto “bucaniere” Bitetto ) per fermare la corazzata (?) tarantina. I giuliesi modulati con un camaleontico 3-5-2, pronto a trasformarsi in  4-3-3 e in 3-4-3 a seconda delle necessità, hanno interpretato l’incontro al meglio mettendo in campo grinta, intensità di manovra, raddoppi sul portatore di palla e sovrapposizioni offensive.

Abbiamo dimenticato qualcosa? Si, aggiungiamo anche una buona dose di qualità, quella che è mancata agli uomini di Dellisanti in fase di costruzione della manovra. Nella ripresa, invece, allorquando Corona e compagni hanno provato a contrastare gli avversari di spada e non di fioretto, la situazione è ulteriormente peggiorata. Eppure la mediana tarantina è dotata di elementi di grande sostanza come Giorgino e Coppola. Per questo  che spostarsi su altre linee, quelle di una squadra, apparsa in Abruzzo, con il passo greve e compassato, oltre che eccessivamente cristallizzata su un 4-4-2 che non ha fornito le risposte auspicate. Risibile giustificare l’opaca prova degli jonici collegandola alle misure ristrette del terreno di gioco. In fondo le indubbie qualità tecniche dei ragazzi di Dellisanti permetterebbero  giocata sullo stretto in stile calcio a cinque. Ad ogni buon conto il trainer sangiorgese ha davanti una settimana di tempo per riflettere ed individuare eventuali correttivi, il derby con il Foggia è alle porte. Guai, dunque, a farsi trovare impreparati.

Un ragionevole interrogativo nasce dopo una trasferta “vissuta pericolosamente”: è ancora lecito parlare di vittoria diretta del campionato? Crediamo proprio di no, meglio volare basso e guardare in faccia la realtà.   

Enrico Losito – www.calciopress.net

 

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