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Pallone e Tribuna Il Comitato Esecutivo della Uefa di Michel Platini sta per decidere a quale nazione affidare l’organizzazione del Campionati Europei del 2016. In lizza Francia, Italia e Turchia.

L’agonizzante sistema calcio italiano, dopo aver perso Euro Uefa 2012, rischia di fare la stessa fine anche per Euro Uefa 2016. Troppo evidente il gap rispetto alla Francia, appoggiata anche dalla Germania. In tema di risorse, poi, quelle messe sul tappeto dalla stessa Turchia sono di fatto superiori alle nostre.

E’ quanto meno curioso, a dirla tutta, che un movimento tanto carente sotto il profilo organizzativo, logistico e tecnico abbia ancora la presunzione di proporsi per organizzare manifestazioni di tale rilievo. Per accreditarsi in questo senso dovrebbe, innanzitutto, risolvere gli annosi problemi che ormai stanno (pericolosamente) svuotando gli stadi dalla serie A, mettendo a repentaglio la sopravvivenza stessa delle squadre che militano nelle categorie inferiori.

La Figc del presidente Giancarlo Abete si illude ancora di farcela, preda di un inguaribile ottimismo che (ahimè) affonda le sue radici nel nulla. Si spera in un salvifico intervento governativo che, all’ultimo tuffo e in linea con l’ormai appannato stellone italico, salvi capra e cavoli immettendo nel sistema calcio risorse prese chissà dove per farci tagliare vittoriosi la linea del traguardo.

Il fatto è che il governo Berlusconi, in questo periodo, è in tutt’altre faccende affaccendato. Non sembra avere la testa né la risorse economiche per dare una risposta positiva alle richieste della Federcalcio e risolvere un problema lasciato andare alla deriva per lustri senza mai decidersi a interventi drastici. La posizione neutra assunta dal Coni di Petrucci dovrebbe essere di monito a tutti: un silenzio che contribuisce a far capire come le acque siano ormai troppo torbide per sperare di schiarirle con chissà quale artificio.

In tutto questo marasma gli unici ad avere le idee chiare sono come sempre i tifosi, vera architrave del sistema calcio. Un po’ la stessa cosa che sta avvenendo in Inghilterra, dove i sostenitori dei club di Premier League si sono resi conto che i magnati stranieri stanno scavando la fossa alle loro squadre e cominciano a organizzarsi per cacciarli. Il ritorno al passato, spesso e volentieri, serve a proiettare le crisi verso un futuro sostenibile

In Italia il disincanto diffuso non impedisce ai gruppi organizzati di prendere posizione su questa (discutibile) candidatura. L’idea è quella di sfruttare la vetrina mediatica di Euro 2016 per smascherare le ambiguità di un sistema che sta sprofondando e innescare quel salvifico processo di riforma che potrà nascere solo una volta che la nave sarà andata a fondo con tutti quelli che l’hanno portata alla deriva.

Vanno in questa direzione le (meritorie) iniziative dell’avvocato Lorenzo Contucci di Roma e del gruppo facebook “Euro 2016?No grazie” che conta oltre 2.500 iscritti. Si cerca di dare una scossa al sistema, puntando il dito sul colpevole ritardo organizzativo del calcio nostrano che sta svuotando gli stadi.

I numeri italiani della protesta sono ancora molto lontani dai 100mila sottoscrittori che, sotto l’egida del MUST (Manchester United Supporters Trust), hanno firmato la richiesta per cacciare Glazer dal Manchester United. Una buona base di partenza, in ogni caso. Visto e considerato che le rivoluzioni nascono sempre dal basso. 

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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