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Sergio Mutolo

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Pallone_sgonfio Neppure gli avversari più acerrimi della Juventus dovrebbero gioire della disfatta di ieri sera al Craven Cottage contro il Fulham di Roy Hodgson. I bianconeri si sono squagliati come neve al sole sotto le folate dei giocatori inglesi: sembravano alieni rispetto ai molli colleghi italiani, mentre invece fanno parte di un club di medio livello della Premier League. La faccia attonita di Alberto Zaccheroni, in piedi davanti alla panchina, parlava da sola.

Com’è possibile che una squadra forte di un vantaggio di 3-1 nella gara di andata, in rete dopo appena due minuti di gioco, possa schiantarsi come è avvenuto ieri alla Juventus? Una domanda alla quale è difficile dare una risposta, vista l’inconsistenza di una formazione alla quale di grande sono rimasti solo il blasone e i trofei in bacheca. Analisi tecniche, quando il male è così profondo, sono inutili e avventurose.

La disfatta juventina a Londra fa seguito a quella altrettanto drammatica del Milan, travolto all’Old Trafford da un Manchester United apparso stellare anche per la sostanziale nullità dei giocatori rossoneri. E così tutte le squadre italiane sono fuori dalle competizioni europee, salvo l’Inter dell’antipatico Mourinho. Uno che dice di non amarci affatto e non vede l’ora di tornarsene ad allenare in Inghilterra.

Il fatto è che il calcio italiano ha ormai alzato bandiera bianca, e non solo sul piano internazionale. Il ritardo a livello organizzativo e logistico, rispetto alle concorrenti del Vecchio Continente, ha condotto a un impoverimento tecnico che si è ormai tragicomicamente materializzato.

Mentre tutto questo accade, nelle stanze dei bottoni si continua a vaticinare l’introduzione della Tessera del tifoso, vista come la panacea in grado di riempire stadi fatiscenti e abbandonati dal pubblico. Oppure ci si affanna per cercare di mungere gli ultimi spiccioli dalle pay tv, alla ricerca di fonti di ricavo legate a diritti che presto potrebbero inaridirsi. Perché nessuno vorrà più continuare a pagare per assistere a spettacoli grigi come quelli che vanno in scena nei tristi stadi italiani, pur se comodamente seduto sul sofà del suo salotto.

In tutto questo i tifosi sono persi e arrancano alla ricerca di soluzioni idonee a salvare lo sport che amano. Chi, tra quanti occupano attualmente le poltrone che contano, ha il carisma necessario per trovarle? Questa è la domanda. Partono così progetti di Azionariato Popolare che si diffondono a macchia d’olio e confermano l’angoscia esistenziale che ormai pervade un sistema vicino allo sprofondo.

L’immagine di un calcio italiano ormai alla frutta coincide con quella offerta ieri al Craven Cottage da Cannavaro, malandato eroe dei Mondiali di Berlino. Un (ex?) giocatore che arranca in campo dietro a un avversario (Zarate) che non gli fa vedere la palla. E che, alla fine, non trova di meglio che farsi cacciare da un arbitro mediocre tanto quanto la Juventus. Non fosse altro che per mettere fine a una pena indicibile. 

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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