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Sergio Mutolo

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Stadio_Franchi_-_Firenze Gli stadi italiani si svuotano (nella foto: lo stadio Franchi di Firenze visto da Monte Ceceri). I dati sull’afflusso di pubblico, salvo casi sporadici, sono in chiaro peggioramento. Non è una questione di categoria, il fenomeno è trasversale. Riguarda la serie A, la serie B, la Prima e la Seconda Divisione di Lega Pro. Assistere a una partita dei nostri campionati dal vivo, ma anche in tv (si tratti di Sky o di trasmissioni in chiaro), è spesso deprimente visti gli ampi spazi bianchi sulle tribune. I confronti con le stagioni precedenti risultano largamente perdenti in quanto a valori medi. Non parliamo poi dei raffronti con le altre realtà professionistiche europee (Inghilterra in testa): ci sarebbe da sotterrarsi per la vergogna a snocciolare i nostri piccoli numeri.

Le cause sono (più o meno) note a tutti. Tranne a chi, nelle stanze dei bottoni, dovrebbe adoperarsi a vario titolo istituzionale per tutelare un prodotto che rappresenta anche una delle maggiori risorse finanziarie del nostro paese e che dà lavoro a un numero rilevante di occupati. Varrà dunque la pena ritornarci sopra. Come dicevano i nostri antenati latini, repetita iuvant.

L’obsolescenza degli impianti, che in Italia sono vecchi e fatiscenti come pochi altri in Europa, è un primo fattore critico. Una vera vergogna, a dirla tutta, costringere gli spettatori paganti ad assistere a uno spettacolo (perché di questo si tratta quando si parla di una partita di calcio) in condizioni così disagiate. La costruzione di stadi nuovi, in Italia, rappresenta una priorità. La legge sostenuta dal sottosegretario Crimi si è impantanata in Parlamento e la crisi economica spinge a tappare ben altri buchi di questi tempi. Qualcosa tuttavia bisognerà decidersi a fare, perchè il cammino per rendere gli stadi luoghi frequentabili da un pubblico pagante si sta facendo davvero troppo accidentato.

Le difficoltà di acquistare un biglietto per assistere a una partita di calcio sta diventando un problema sempre più serio. Guarda caso, ciò accade proprio quando tra qualche giorno a Nyon l’Italia chiederà di organizzare gli Europei 2016. Ogni città ha regole sue, ogni partita ha le sue limitazioni e i suoi paletti (insormontabili, in certi casi). Casms, Osservatorio, Questure e Prefetture fanno a gara per scoraggiare i tifosi. Molti, alla fine, lasciano perdere e se ne restano a casa. Il disamore e il disincanto dilagano, anche perché di soldi da buttare in giro non ce ne sono molti.

La sicurezza negli stadi è ancora un obiettivo lontano da raggiungere. Le trasferte proibite e le curve ospiti chiuse hanno fatto perdere migliaia di tifosi e ridotto i ricavi derivanti dagli incassi (già di per sé poco cospicui in Italia). Ciò mette i bilanci delle società nelle mani della pay tv, unico finanziatore certo e affidabile allo stato delle cose.

Secondo il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, dalla prossima stagione andrà in trasferta solo chi avrà la Tessera del tifoso. Un documento adottato per ora da Inter, Milan e Siena. La commissione mista Viminale-Lega calcio, che dovrebbe dettarne le condizioni ottimali di utilizzo, non si è ancora riunita. Se e quando avverrà, non è dato sapere a quali condizioni si potrà trovare l’accordo su un documento che società e tifosi, nella loro maggioranza, sembrano poco inclini ad accettare.

Intanto il tempo passa, i problemi si sommano, gli stadi si svuotano sempre di più e il disimpegno dei tifosi rischia di diventare irreversibile. 

Sergio Mutolo www.calciopress.net

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