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gigi_rivaTempo addietro, su Repubblica.it veniva pubblicato un bell’articolo di Ottavio Ragone che vi consigliamo di leggere, dal titolo: “Quel tuffo di Riva, 40 anni fa, che fece impazzire l’Italia”. Un pretesto, per richiamare alla memoria un’Italia diversa. Un aggancio, per risalire indietro nel tempo alla ricerca di un calcio che non c’è più. Quello di Gigi Riva, grande calciatore e grande uomo.

Il tuffo al quale l’autore si riferisce nel titolo è il magnifico gol di testa segnato da Gigi Riva allo Stadio San Paolo di Napoli proprio il 22 novembre del 1969 (Italia-Germania Est 3-0), che valse alll’Italia l’ammissione ai Mondiali del Messico 1970 (quelli, per intenderci, di Italia-Germania 4-3).

Ragone lo definisce “il balzo di un puma con le sembianze di un uomo”. La foto che immortala il gesto tecnico del bomber azzurro gli dà pienamente ragione.

Un pretesto, per richiamare alla memoria un’Italia diversa. Perché, come dice Ragone, “quell’Italia lì sembrava più unita, meno egoista, si ritrovava nel calcio, anche se il boom economico era finito da un pezzo e in quei giorni di novembre l’agente Antonio Annarumma veniva ucciso a 22 anni a Milano nei disordini in piazza tra dimostranti e forze di polizia. E il presidente del Consiglio Rumor, in Parlamento, esortava a resistere ad ogni tentativo eversivo”.

Un aggancio, per risalire indietro nel tempo alla ricerca di un calcio che non c’è più (ndr: cliccate l’editoriale in calce), ormai irrimediabilmente evaporato.

Le parole di Riva sono paradigmatiche, nella asciutta sintesi tipica del personaggio: “Era un’altra epoca, un calcio diverso, anche una società diversa. Resistevano valori umani che non ci sono più. Tra noi eravamo davvero amici. Gli ambienti intorno al pallone sono cambiati. Oggi si gioca una partita quasi ogni giorno, per mascherare i problemi dell’Italia. I calciatori vivono tra gossip e veline. Anche noi andavamo con le veline, cosa credono. Ma non cercavamo le prime pagine, non portavamo le ragazze sulla spiaggia giusta per farci fotografare. Ed eravamo pure più concreti”.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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