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Calciopress_Archivio______05All’uscita dal Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana Calciatori, che si è tenuto a Milano lunedì 19 aprile, il presidente Sergio Campana ha rilasciato dichiarazioni piuttosto preoccupanti.

All’ordine del giorno, tra i tanti temi caldi che riguardano il (declinante) calcio italiano, anche la crisi economica di molte società professionistiche e su quella il dirigente si è a lungo soffermato.

Il quadro tracciato dall’Aic, che dovrebbe avere il polso della situazione economica dei club attraverso a una puntuale verifica con i propri iscritti del rispetto degli impegni contrattuali, è stato riportato da Stefano Scacchi sul quotidiano Repubblica con dovizia di particolari e tanto di (accese) dichiarazioni virgolettate.

La notizia, ripresa da molti organi di stampa, ha ovviamente seminato il panico tra le società della cadetteria, i tifosi e gli addetti ai lavori. Il tam tam crescente ha partorito una scarna nota ufficiale, apparsa sul sito web dell’Aic, nella quale il presidente Campana ridimensiona notevolmente la portata delle dichiarazioni rilasciate a caldo.

Si sottolinea infatti che i 15 club della serie B indicati come morosi sono invece in regola con le norme federali (avendo saldato gli emolumenti dovuti al dicembre 2009 entro la scadenza perentoria del 31 marzo 2010) e che le società “virtuose” non sono le due inizialmente indicate (Cittadella e Sassuolo), poichè rientrano nel novero anche Albinoleffe, Lecce e Modena. Confermata invece la morosità di Gallipoli e Mantova, ricondotte al ruolo di uniche “mele marce” della cadetteria.

Tutto a posto, dunque. Lo conferma anche il comunicato stampa del presidente della B, Fantinel, che sottolinea la soddisfazione della categoria da lui diretta (impegnata in una difficile fase di ristrutturazione dopo la scissione con la serie A) per le rettifiche dell’Aic, non senza qualche frecciata indirizzata all’eccesso di sindacalismo che ancora sottende questa associazione di categoria.

La giornata si chiude dunque all’insegna del “volemose bene”. La serie A e la serie B escono dalla vicenda come due categorie sane. La massima serie nazionale, perché satolla dei pingui diritti tv che bastano e avanzano per riempire la pancia di quanti hanno la buona sorte di gravitarci intorno a qualsiasi titolo. La cadetteria, in quanto di fatto sana dal punto di vista finanziario e pronta ad avviare il processo di ristrutturazione post-scissione.

A questo punto, chi spiegherà ai desolati tifosi italiani che va tutto (quasi) a gonfie vele nel nostro sistema calcio? Ma, soprattutto, chi si prenderà l’onere di spiegarlo ai tanti giocatori di Lega Pro che, tra Prima Divisione e Seconda Divisione, vivono spesso una vita di stenti e sono a volte costretti a dormire anche in macchina? Non sono professionisti anche loro, fino a prova contraria?

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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