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taranto-PassiatoreCompito improbo diventa commentare l’ennesima non-partita dei rossoblu. Ci sarebbe piaciuto valutare una gara di rottura con il recente passato, magari partendo dal “nuovo” modulo (3-5-2) utilizzato per necessità (causa penuria di difensori arruolabili) nella contesa del Bentegodi. Ci ritroviamo, invece, a prendere atto di un film già visto negli ultimi tempi. Ogni analisi tecnico-tattica perde di valore, se pensiamo al Taranto visto all’opera a Verona: troppo timido per essere credibile, alquanto fragile per opporre una reale resistenza alla capolista. Eppure gli scaligeri, malgrado il primato, non sono parsi nulla di trascendentale, anzi nella ripresa hanno cercato di gestire il risultato e, sopratutto, un evidente calo fisico. Gli jonici, però, pervasi dalla rassegnazione di un copione già scritto, sono stati capaci esclusivamente di genuflettersi sui propri limiti. Ora la realtà, già preconizzata da qualche Cassandra nelle scorse settimane, conduce la squadra tarantina nelle sabbie mobili della zona “calda”, dalle quali non sarà facile uscire. Proprio l’incontro di domenica prossima allo Iacovone contro l’Andria (diretta concorrente alla salvezza) sarà propedeutico a Migliaccio e compagni per evitare una sgradevole, quanto inattesa alla vigilia del torneo, appendice play out.

Da brividi. Quattro sconfitte e un pareggio. Questo il bilancio poco lusinghiero della gestione Passiatore sulla panchina del Taranto. Ci sarebbero anche altri dati statistici da declinare, ma preferiamo fermarci qui per non essere troppo stucchevoli e ridondanti. Una riflessione, comunque, è d’obbligo. Nel recente passato, anche nel corso dell’attuale stagione agonistica, in riva allo Jonio altri tecnici sono stati esonerati o hanno rassegnato le dimissioni con score molto meno “claudicanti”. Il giovane tecnico tarantino, invece, è ancora al suo posto quasi inspiegabilmente. Un minimo di coerenza, autocritica e, aggiungiamo, dignità condurrebbero a rassegnare le dimissioni. Ogni concetto, però, è relativo, sopratutto in mezzo ai Due Mari.

Arresti e fermi. Un arresto (inizialmente si era parlato di sei) e svariati fermi. Questo il bilancio della trasferta dei sostenitori tarantini al Bentegodi di Verona. La miccia sarebbe stata accesa da alcuni agguati che sarebbero stati organizzati dai tifosi veronesi nei confronti dei supporters rossoblu. L’ “accoglienza” dei butei, ovviamente, avrebbe trovato terreno fertile e la pronta risposta da parte jonica. Insomma uno scambio di “cortesie” che non è passato inosservato alle forze dell’ordine, che hanno operato, come detto, un arresto e molti fermi. Alla fine la tifoseria tarantina ha deciso di non assistere all’incontro per solidarietà nei confronti del trentaquatrenne arrestato e delle persone identificate. La vicenda, presumibilmente, avrà uno sgradevole strascico con l’usuale pioggia di diffide che saranno comminate ai tifosi jonici. Anche questo è un film già visto.

Aggressione a Passiatore. Questo il comunicato stampa emesso dalla società sul brutto episodio accaduto ieri: “La Taranto Sport esprime la massima vicinanza e la massima solidarietà a mister Francesco Passiatore (nella foto), vittima nel pomeriggio di oggi di un gesto delinquenziale che nulla ha a che fare con il calcio e con lo sport. Erano le diciassette e trenta circa quando ignoti si avvicinavano su due moto alla dimora dell’allenatore del Taranto, invitandolo a lasciare la guida tecnica dei rossoblù e lanciando sassi di grosse dimensioni. L’episodio – avvenuto mentre Passiatore era con sua moglie e con il figlioletto – è stato prontamente denunciato alle autorità competenti. Nell’abbracciare la famiglia Passiatore, il sodalizio di via Martellotta invita tutte le componenti della Taranto calcistica a stemperare i toni e a mettere da parte le campagne di aggressione personale. Il cui unico risultato è quello di gesti – come quello di oggi pomeriggio – lontani dalla maturità che il pubblico di Taranto ha saputo dimostrare anche in aperta contestazione. 

Enrico Losito www.calciopress.net

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