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Novara_promozioneIl 25 aprile a Novara, al termine della partita con la Cremonese, un’onda azzurra ha invaso la città per festeggiare la promozione in serie B dopo un’attesa lunga 33 anni.

Migliaia di persone si sono riversate per le strade a sventolare le bandiere. Molte di queste, come sempre avviene quando si scrivono storie coinvolgenti come quella del club piemontese, forse neppure sapevano chi fossero Tesser o Rubino. Tra qualche giorno se ne saranno probabilmente scordati, per tornare al loro tran tran quotidiano, Un dato che conta fino a un certo punto quando nascono forme di entusiasmo collettivo che fungono comunque da incredibile spot per il calcio e ne sottendono la rilevanza sociale.

Il passaggio diretto alla cadetteria, al culmine di una stagione dominata dal principio alla fine, non è certo giunto per caso. L’amministratore delegato del Novara Massimo De Salvo ha costruito e gestito, con la sagace collaborazione tecnica dell’allenatore Tesser e del direttore sportivo Sensibile, un gruppo di ventisei titolari straordinariamente coeso. Giocatori dal glorioso passato, come Ventola, si sono messi umilmente al servizio del progetto. Dalla città piemontese sono arrivate solo e sempre notizie di carattere sportivo. Mai un gossip nè una polemica fuori posto, come invece è accaduto e accade in molte altre parti del Belpaese. Il modello di calcio al quale ambirebbero tutti i veri innamorati di questo splendido sport.

L’abilità di De Salvo, e del suo gruppo di collaboratori, non si è ovviamente fermata al consolidamento del settore tecnico in quanto cruciale per la promozione in B. Ad assistere alla partita con la Cremonese, accanto ai dirigenti, c’erano in tribuna anche il governatore del Piemonte, l’assessore regionale allo sport, il sindaco della città e l’ad della Banca Popolare di Novara (sponsor della squadra e sempre concretamente schierato a fianco della società durante tutto il corso della stagione).

La prova provata che una programmazione deve essere sempre a 360° e spaziare in tutti i settori cruciali per la realizzazione di un progetto. Oggi come oggi infatti, senza l’apporto del “vil danaro”, il calcio non riesce a tenersi in piedi nemmeno in Prima Divisione di Lega Pro. Soprattutto a questi livelli.

Il fiore all’occhiello di De Salvo è stato il centro sportivo di Novarello. Un vero gioiello per questa categoria, e non solo. La dimostrazione che in casa azzurra le cose sono state fatte davvero a puntino e nulla è stato lasciato all’improvvisazione. Illuminanti, sotto questo aspetto, le parole di un giocatore dal grande passato sportivo come Ventola: “Il centro sportivo? Non avevo visto un centro sportivo come il nostro nemmeno all’Inter. Abbiamo ristorante, albergo, hotel, campi da calcio, sala giochi. Ci hanno messo a disposizione tutto”.

Il Novara ha tracciato la strada che il calcio italiano dovrebbe essere capace di imboccare per ritrovare se stesso e che parte sempre da una dirigenza all’altezza del progetto che si intende realizzare. Per programmare occorre innanzitutto possedere capacità imprenditoriali e umane (che Massimo De Salvo ha incarnato compiutamente coniugandole a uno stile impeccabile) che possono rendere ogni missione possibile.

Sta accadendo anche a Cittadella e Sassuolo, centri defilati della provincia italiana nei quali un management di alto profilo sta scrivendo due belle storie di calcio e tentando addirittura l’assalto alla serie A. 

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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