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Roma_OlimpicoPiù che la vigilia di una partita sembra quella di una battaglia. Inter-Roma nasce su presupposti che stanno facendo passare in secondo piano l’evento sportivo, visto che sui dati tecnici predominano notizie degne di ben altro genere di cronaca (schiamazzi sotto l’albergo che ospita la squadra nerazzurra, temute infiltrazioni di tifosi laziali allo stadio, rischio di un’ennesima guerriglia urbana).

Il piano di ordine pubblico per la finale di Coppa Italia in programma stasera all’Olimpico alle 20.45 prevede infatti l’utilizzo di almeno 1.500 agenti, che si andranno ad aggiungere ai 600 steward messi a disposizione dalla società giallorossa. La curva Nord resterà chiusa e mancheranno al conto finale almeno 10mila biglietti. Si è deciso infatti di creare una zona cuscinetto abbastanza ampia tra i tifosi romanisti ed i 5mila interisti dati in arrivo nella capitale.

I risvolti di una situazione simile sono molteplici, ma segnaliamo solo due. La Gazzetta dello Sport scrive correttamente che “se qualcuno a Roma stasera avesse bisogno dell’intervento delle forze dell’ordine, lontano dall’Olimpico, rischierebbe di non trovare nessuno in grado di rispondere alla chiamata”. Senza contare che l’affluenza del pubblico sarà molto ridotta rispetto alla capienza ufficiale dell’Olimpico e si calcola che gli spettatori non saranno più di 50mila. Un vero peccato per una finale che vede di fronte i due club che si stanno giocando anche lo scudetto e che sarà, sotto l’aspetto della partecipazione dal vivo, quasi dimezzata.

A proposito dello spezzatino voluto dalle pay tv abbiamo accennato al marasma di cui sembra preda il sistema calcio italiano. Una sensazione rafforzata dalle notizie che giungono da Roma e che trasformano una partita in un fatto di cronaca nera.

Non è mancato il rituale intervento del politico di turno. Stavolta lanciare l’appello tocca al sindaco di Roma, Gianni Alemanno: “Invito tutti alla calma e a dare il buon esempio. A fine campionato, però, dovremo metterci tutti seduti intorno ad un tavolo – istituzioni, club e tifoserie – per guardarci in faccia e prendere le iniziative necessarie”.

Sempre la solita solfa. Nessuno, in fondo al tunnel in cui si sta cacciando il calcio italiano, che si decida una buona volta a decidere cosa fare per arrestare questa deriva. Solo fiumi di parole, riversati addosso di continui agli incolpevoli tifosi. 

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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