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Berretto gialloblù segnaviaAlè Calais! era nel 2000 il grido di incitamento che i tifosi indirizzavano dalle tribune alla loro squadra del cuore durante una partita storica, che mise il sigillo a una stagione epica. Alè Calais! è oggi il titolo di uno spettacolo teatrale che ha il merito, piuttosto inconsueto, di portare il calcio al centro della scena.

Non quello gossipparo dei nostri tempi opachi, tagliato su misura per calciatori che giocano a fare i divi o tifosi che ne stanno perdendo il senso e le radici, ma quello favoloso vissuto dai tifosi del Calais (squadra dei campionati minori fino ad allora sconosciuta, in Francia e altrove).

Il testo è stato scritto da un giornalista, Osvaldo Guerrieri. La messa in scena è di Emanuela Giordano. Protagonista al femminile Marianella Bargilli. L’attrice, sostenuta da un trio d’archi, racconta con finezza di toni e nei modi della ballata popolare una straordinaria avventura. In tutte le sue sfaccettature di eroismo, ironia e (perche no) leggerezza.

Il 7 marzo 2000, a Parigi, si giocò la finale della Coupe de France. In campo due squadre che non avevano niente in comune. Da una parte il Nantes, espressione di un professionismo ai massimi livelli. Dall’altra il Calais, squadra arrivata all’evento dal campionato dilettanti. Per giungere a quel traguardo il Calais aveva dovuto superare la resistenza di molte grandi del calcio francese e vincere lo scetticismo di un’opinione pubblica disincantata.

Una favola che risvegliò dal torpore una città annoiata, appiattita sui propri grandi e piccoli problemi. Quando alla fine tutti, a Calais e fuori, cominciavano a credere (sperare?) nel miracolo e la Coupe sembrava ormai a un passo, un rigore controverso all’ultimo minuto fece sfumare il sogno. Come spesso (sempre?) accade nella vita reale, i valori furono ridefiniti e le gerarchie restaurate.

L’Alè Calais! teatrale di Osvaldo Guerrieri ripropone un’avventura che i tifosi francesi, e tutti i veri appassionati di calcio, non hanno mai dimenticato. Non la mera cronaca di una partita, ma il sogno vissuto da una città depressa e chiusa nei suoi triti stilemi che cerca il riscatto attraverso il calcio e aspira a salire in cielo per catturare una stella. Le voci che si alternano sul palco sono quelle della gente comune, ammaliata dalla cavalcata selvaggia che portò il Calais fino a Parigi. La maestra di scuola, il prete, la cioccolataia, l’edicolante. Persone del popolo che, tutte insieme, si ritroveranno sulle tribune alla fine di un viaggio catartico per sostenere la squadra verso l’impossibile impresa.

L’Alè Calais! gridato sul campo, riporta invece alle radici del calcio e aiuta a riflettere sul fatto che resta (nonostante tutto) un magnifico gioco. Uno sport capace di suscitare sensazioni represse e di unire una intera comunità alla ricerca del senso della vita che può scaturire anche da quegli undici uomini che, in campo, indossano i colori della squadra del cuore.

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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