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roma_inter_CILa vittoria interista nella finale della Coppa Italia ha evidenziato, una volta di più, quanto i nerazzurri siano la squadra leader del calcio italiano. La prestazione dell’Olimpico, a fronte di una Roma nervosa e mai arrendevole, è stata di quelle convincenti: un buon auspicio per la finale di Madrid. Una squadra cinica, quella di Mourinho, che ha saputo capitalizzare al massimo l’unica vera occasione da rete capitata. La Roma ha provato in tutti i modi di recuperare la gara, ma un po’ la sfortuna (abbinata alle imprecisioni di Juan e Vucinic) e un po’ il nervosismo emerso nel finale di gara, non le hanno permesso di rimontare lo svantaggio.

Festa ed incidenti: Si temeva il peggio sotto il profilo dell’Ordine Pubblico e alla fine, puntuale, è esplosa la rabbia giallorosa. L’Olimpico si era vestito a festa, come sempre avviene nelle grandi occasioni, per dare quel colore che solo uno stadio del genere sa regalare. Anche il Presidente del Senato, Schifani, aveva elogiato il popolo romano, capace di mettersi alle spalle le polemiche dei giorni scorsi per concentrarsi esclusivamente sull’evento. Ma il peggio doveva arrivare. Già al termine della gara, l’invasione di campo solitaria da parte di un tifoso giallorosso faceva presagire ad un dopo partita assai teso. Così è stato. Fuori dall’Olimpico i soliti scontri, che hanno lasciato sul campo gli immancabili feriti. Ne avremmo fatto a meno molto volentieri.

Una gara sull’orlo di una crisi di nervi: Che si sarebbe trattato di una partita giocata con i nervi a fior di pelle lo si era capito sin dall’inizio, quando Burdisso interviene su Sneijder in maniera scomposta costringendo il fantasista nerazzurro a lasciare la gara per infortunio. Di lì in poi la gara ha vissuto attimi di vera tensione, che ha visto coinvolti molti giocatori. La coppia che scoppia sembra essere quella composta da Mexes e Materazzi. I due si stuzzicano sin dall’inizio e meno male che sono distanti l’uno dall’altro, incrociandosi solo sporadicamente ed esclusivamente sulle soluzioni con palla inattiva. I due si prendono di continuo a parole e fatti, con il francese della Roma pronto a colpire con il pugno maligno. Matrix si sa è uno che incassa bene (chiedete a Zidane), fa un po’ di sceneggiatine e si rialza. Alla fine della gara è baraonda, con la ricerca spasmodica del nemico. Poi torna la ragione, con capitan futuro De Rossi a fare da paciere.

Totti e Balotelli: Il capitano dimostra ancora una volta (ricordiamoci Poulsen) di non saper tenere a freno la propria ira davanti alle provocazioni. Balotelli lo stuzzica e il capitano giallorosso, dopo aver intimato al giocatore dell’Inter di smettere con tali atteggiamenti, lo carica da dietro con un calcione che non lascia spazio alle interpretazioni. Rizzoli non può fare altro che esibire il cartellino rosso e Totti lascia l’Olimpico a testa bassa. Ingenuo e nervoso, il capitano. Forse la sua esclusione iniziale, e il vantaggio nerazzurro, hanno inciso negativamente sulla sua prestazione. Totti aveva dato subito segni di nervosismo, intervenendo fallosamente su Milito in maniera gratuita. Per Supermario nulla di grave, dopo l’intervento dei sanitari è tornato regolarmente in campo. Certo è che se il talento nerazzurro insisterà in questo tipo di comportamenti, in campo troverà sempre qualcuno pronto a fargli capire con le cattive che il rispetto è alla base dello sport. Non a caso questa parola fa parte dello slogan della Uefa.

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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