Connect with us
Sergio Mutolo

Pubblicato

il

Berrettogialloblusegnavia Il calcio moderno è ormai in uno stato precomatoso. Si è perso il senso etico del gioco. Nessuno sembra divertirsi più. Neppure i tifosi, eterni Peter Pan disposti a tutto per amore. Il giocattolo, ridotto a un opaco business, si sta inevitabilmente frantumando.

Frankie Dunn (Clint Eastwood), il vecchio allenatore di Million Dollar Baby (Usa, 2004), è uno che ha scelto di stare ai margini del mondo e della vita. Passa il suo tempo a leggere libri scritti in gaelico. Negli intervalli segue (è bravo come pochi altri) il lavoro dei pugili che frequentano la sua palestra e tormenta un povero prete su questioni escatologiche che nessuno riesce a chiarirgli. Ha quasi paura di uscire fuori. Evita di affrontare una realtà che non capisce e gli risulta ormai estranea.

Frankie si è inoltrato troppo sull’impervia strada dell’etica, e della giustizia costi quel che costi, per provare anche solo a rincorrere il successo. Che gli sembra misero, effimero e fine a se stesso. Non pensa certo di essere il migliore, né di essere migliore degli altri. Ha solo deciso di vivere la vita a modo suo. Ma non riesce più ad accontentarsi di meno. Dalla sua palestra scruta il mondo, con fare disincantato. E non è certo un bello spettacolo da vedere. Anzi, è diventato qualcosa da cui tenersi rigorosamente a distanza.

Se Frankie Dunn venisse a contatto con il calcio moderno, da addetto ai lavori o da semplice appassionato, non potrebbe che trarre conclusioni altrettanto negative. La palestra-rifugio non sarebbe sufficiente a ripararlo dall’opaco contesto che gli si parerebbe davanti. Così mediocre e precario, nella insostenibile pesantezza cui è stato ridotto. Popolato da personaggi troppo squallidi per essere veri. Soprattutto, così distanti dai nobili modelli di un passato che sembra ormai tanto lontano.

Da libero pensatore qual è sempre stato, una volta messo di fronte alle macerie di uno sport fantastico quanto la sua amata boxe, resterebbe attonito. Indagherebbe la possibilità di confrontarsi con un calcio reso migliore di questo. Infine, di fronte allo spettacolo triste e mistificatorio cui è stato ridotto, si rifugerebbe nel sogno. Ovvero nella memoria del calcio di una volta. Fiero del suo stato, da condividere con tanti altri tifosi bistrattati e derisi. Rivendicherebbe la sua appartenenza tradita e si rivolgerebbe al passato, Frankie Dunn. A quei ricordi che riescono ancora a scaldargli il cuore.

Proprio come il suo mentore, Clint Eastwood. Altrettanto fiero del suo cinema lineare e antico. Restio alla volgarità delle mode, eppure così coinvolgente e straordinariamente bello da vedere. Prova provata che si può essere grandi anche nella semplicità. Non solo perché Clint è un regista più bravo degli altri suoi colleghi, come in effetti è. Ma anche perché, come accade al suo alter ego Frankie, non riesce più ad accontentarsi di meno.  

Sergio Mutolowww.calciopress.net

Annuncio pubblicitario

OPINIONI

Articoli del Mese

Copyright © Calciopress.net - Testata giornalistica reg. Trib. di Firenze atto 5591 del 04/07/2007 Direttore: Sergio Mutolo - Vicedirettore: Stefano Cordeschi - Direttore Editoriale: Berta Film